La meccanica del tirocinio

Un giorno questo dolore ti sarà utile? – La meccanica del tirocinio

A vent’anni pensiamo di avere un mondo di opportunità davanti e, soprattutto, pensiamo che i treni passino in eterno. Crescendo (leggi “sperimentando il mondo del tirocinio post lauream”) scopriamo che non è così, ma impariamo senz’altro a prenderci cura delle cose belle che ci accadono, proprio perché non scontate.

L’articolo di Emilia Garuti

Siedo composta su una sedia di plastica nera appena fuori da un ufficio, un rito che compio quasi tutte le settimane da due anni a questa parte, precisamente da quando mi sono laureata. Tra le mani stringo il mio curriculum e una lettera di presentazione che recita come fin da bambina non abbia sognato altro che lavorare nelle risorse umane. L’ennesima lettera di presentazione in cui praticamente prego in ginocchio di essere assunta per l’ennesimo tirocinio che in realtà non voglio fare, ma non voglio essere mantenuta dai miei fino alla loro dipartita e per un lavoro migliore nessuno mi prende in considerazione nonostante la laurea magistrale.

Me l’ha stampata mio padre in ufficio, la lettera di presentazione intendo, e ogni volta mi riprometto di comprare il toner per la stampante di casa, così almeno mio padre non leggerà quanto sono disperata. È umiliante far vedere ai propri genitori quanto il mondo non ti voglia. Agito la gamba con la frenesia di chi vorrebbe sbrigarsi a fare questa cosa e allo stesso tempo non vuole farla. I fogli che ho in mano sono ormai sgualciti sul lato. Siamo nel 2021, chi stampa ancora il curriculum e la lettera di presentazione? Io, ecco chi. Che sfigata.

Di tenerezza e pietà

Si affaccia un uomo in camicia e cravatta annodata perfettamente, con un sorriso collaudato mi chiama nell’ufficio. Mi siedo composta davanti alla sua scrivania e gli porgo i miei fogli. Lui li osserva, poi guarda me con un misto di tenerezza e pietà, come si guardano i figli degli amici alla recita di Natale. Mi chiede di me, il mio percorso di formazione, le mie esperienze pregresse in tutti i lavori in cui sono stata pagata in rimborsi spese sull’unghia o in pacche sulla spalla. In realtà lavoro da quasi dieci anni, ma per l’INPS non esisto e se continuo a forza di tirocini inizierò a pensionare a quarant’anni, l’età in cui il mio vicino di casa è andato in pensione, per dire.

Racconto appassionatamente di quanto mi piaccia il mondo delle risorse umane, un discorso che mi sono preparata a memoria e che adatto alle varie situazioni: quanto mi piace correggere bozze, quanto mi piace scrivere per un blog di giardinaggio ecc… Faccio salti mortali e sorrisi per convincere questo uomo abbottonato che non ho aspirazione più grande nella vita che ottenere questo tirocinio senza ferie, senza malattia e senza contributi, pagato 450 euro al mese per Legge Regionale. Ed è vero.

Non ho aspirazione più grande, perché questo mondo mi ha insegnato che non posso averne. Ho ventisei anni, è il quinto tirocinio che faccio, ogni volta lavoro sei mesi e poi mi lasciano a casa, sostituita da una nuova pirla da sottopagare, perché molto spesso noi giovani non possiamo presentarci per ottenere un lavoro vero, possiamo accedere solo ai tirocini. E da tutti questo è ritenuto normale, così ormai lo penso anch’io.

Dove vai con una laurea in lettere? A fare tirocinio

L’uomo abbottonato si lascia andare sulla sedia ergonomica in pelle nera e inizia il suo panegirico. Probabilmente significa che mi prende o forse solo che non ha voglia di ritornare al suo lavoro. «Con una laurea in Lettere non hai molte possibilità qui… Magari in una città grande come Milano o Roma… Forse qualcosa a Bologna, ma qui puoi giusto venire a lavorare da noi». Che tradotto significa: “Prenditi questi 450 euro al mese che non sborsiamo neppure noi, grazie alla convenzione con l’ente di formazione e al bando europeo, e sii grata perché la tua alternativa è fare la piccola fiammiferaia all’angolo della strada.” Almeno fossero gli 800 euro del Lazio! Con 450 non ci pago neanche la benzina della mia scassatissima macchina dei primi 2000 che consuma come un camper.

In quel momento mi torna in mente quando avevo vent’anni e pensavo di avere un mondo di opportunità davanti. Che scema. Avevo appena pubblicato il mio primo romanzo per Giunti Editore, Le anatre di Holden sanno dove andare, molto di culo tra l’altro. Ho sempre voluto scrivere, ma non sono mai stata una di quelli che “scrivo per me e per la mia anima”. No, io sono pigra e se posso conciliare quello che mi piace con quello che mi fa guadagnare per prendere due piccioni con uno sforzo, non dico di no.

Con la fiducia che solo a vent’anni possiedi, avevo guardato alcuni nomi di case editrici sulle coste dei libri nella mia libreria di casa e avevo mandato questo manoscritto alla mail sui vari siti. Solo poi ho scoperto che anche solo il fatto che il manoscritto inviato fosse stato realmente letto era frutto di una botta di culo impensabile. Una persona qualche anno dopo mi ha detto “Non ti capiterà mai più”. Subito ho pensato che fosse una cosa molto stronza da dire e invece aveva ragione. Significava che i prossimi successi molto probabilmente me li sarei dovuta sudare. E così è stato.

“Non ti capiterà mai più”

Ma a vent’anni pensi ancora che tutti i treni ripassino in eterno. Non ho curato la promozione del romanzo, confidando che tanto avrebbe venduto da solo e, dato che non avevo voglia di scrivere altro, non diedi un seguito alla casa editrice, convinta che stessero tutti ad aspettarmi. Quando, dopo un anno, mi tornò voglia di scrivere, scoprii che nella vita non va così. Mi vennero rifiutati tre manoscritti, che detto tra noi erano piuttosto mediocri, anche le case editrici più piccole non mi rispondevano.

Ci sono voluti cinque anni per ottenere un nuovo contratto, cinque anni passati con l’ansia della lezione appena appresa: non perdere neanche un’occasione, perché nessuna ripassa e se poi perdi l’attimo, è finita. L’angoscia di aver perso per noncuranza forse la mia unica occasione, un peso sul cuore che mi ha portato a lavorare fino allo sfinimento, ad accettare ogni tirocinio, tutti i lavori non pagati, tutte le fregature che mi sono state vendute come occasioni della vita da chi se n’è approfittato, tutto pur di non perdere quella che poteva essere davvero l’occasione del mio riscatto.

Tutto fa curriculum

Quando ho ottenuto il contratto per Tutto fa curriculum, mi è sembrato di ricominciare a respirare dopo cinque anni. Queste esperienze disastrose sono servite a farmi capire che quando ho tra le mani una cosa bella, devo prendermene cura, devo alimentarla e impegnarmi a fondo per farla crescere, perché non è scontata. Un insegnamento che serve a diventare più adulti. “Un giorno questo dolore ti sarà utile” diceva quello e le pessime esperienze di questi cinque anni ho voluto raccontarle in Tutto fa curriculum, perché so che, come me, molti altri ragazzi pieni di sogni e speranze sono bloccati in questo loop infinito di contratti ridicoli, paghe in nero e tirocinio. Se c’era una lezione da apprendere, io, lo giuro, l’ho appresa, ma ora come ne esco? Come possiamo sfondare la barriera ed entrare in questo mondo del lavoro che sembra avere tutte le porte chiuse per i giovani?

Abbandono il mio triste curriculum sgualcito sulla scrivania, stringo la mano dell’uomo abbottonato ed esco. Probabilmente tra due giorni mi richiamerà e i prossimi sei mesi li passerò in questo corridoio con poche finestre a fare un lavoro che non mi piace, in attesa di poter accedere a qualcosa che davvero voglio fare. Se mai mi sarà possibile. Nel frattempo, ci proverò, mi impegnerò, mi farò un curriculum ormai già ricchissimo. E dopo? Dopo non lo so.

Emilia Garuti

Emilia Garuti, 26 anni, è scrittrice, copywriter e sceneggiatrice. Ha una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Arti Visive, entrambe prese a Bologna. Ha pubblicato il romanzo Le anatre di Holden sanno dove andare (Giunti, 2015). Collabora con giornali e riviste specialmente per raccontare problemi e desideri dei Millennial suoi coetanei. A volte prova a fare stand-up comedy, ma solo quando vuole abbassarsi l’autostima.

Crediti foto di copertina: Studente vettore creata da pikisuperstar – it.freepik.com

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