Umanista per amore

Un ingegnere chimico che si approccia al mondo umanista per amore è la migliore delle favole romantiche che potete leggere per onorare questo San Valentino.

L’articolo di Fabiola Mondo

Circa un anno fa il mio fidanzato ha fondato con una sua compagna di università un blog per umanisti. Lo hanno chiamato Le Faremo Sapere e preannunciava storie di letterati che, come Indiana Jones, devono superare mille avventure, spesso dai risvolti tragici, prima di giungere all’ambito tesoro, quello che in un film di Checco Zalone chiamano Posto Fisso. 

Io sono un ingegnere chimico, ma quando agli inizi del blog gli autori scarseggiavano, come estremo atto d’amore, mi sono offerta di scrivere un articolo per loro. La risposta? Una grassa risata. La mia collezione di tessere di librerie a quanto pare non era sufficiente per farmi ammettere al club.

Una porta in faccia

In fondo, avevano ragione. Non ho mai pensato di fare lettere, per quanto mi affascinasse. Sono stata una di quelle persone che nel scegliere l’università ha osservato i dati statistici sui tassi di occupazione: “ingegnere” era marchiato a fuoco sul mio essere, altroché umanista. Ho sempre sperato che scegliendo questo campo di studi non avrei ricevuto porte in faccia, non troppe almeno, ma ora la porta del blog era chiusa a doppia mandata. Tra i tanti esami che ho sostenuto, però, il ripetere 5 volte l’esame di macchine e sistemi energetici mi ha insegnato un’importante lezione: mai arrendersi. Così, per riuscire nella missione, ho intrapreso un vero e proprio corso di addestramento per diventare umanista. 

Umanista in addestramento

Girovagando sui social mi sono imbattuta nella pubblicità di un corso di comunicazione e marketing incentrato sulla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del territorio. Ad organizzarlo era la Fondazione SoloPerGian delle Distillerie Berta. Avevano contattato due professori di psicologia applicata, uno dell’Università Cattolica l’altro dello IULM, al fine di realizzare un corso base per apprendere quanto gli esseri umani siano sensibili alla comunicazione, quella a cui ci sentiamo abituati ma che non ci impedisce di tornare a casa dal supermercato ogni volta con oggetti di dubbia utilità. Avevo deciso che quello sarebbe stato il mio primo passo nel mondo come umanista. Come sostegno, da parte del mio ragazzo, ottenni uno sguardo beffardo di sfida, pronto a contare i giorni che mancavano alla resa.

Analizzare, elaborare, applicare

Aveva nuovamente ragione: il mondo della comunicazione era lontano anni luce dai miei studi e soprattutto dal mio carattere, ma la sezione soft skill del mio curriculum piangeva e io dovevo provare a dare il meglio di me, per non presentarmi più come automa prodotto in serie dal Politecnico. Il corso inizia, siamo 20 partecipanti, con poche e semplici regole: 32 ore di corso tra lezioni e seminari, un paio di settimane per realizzare un nostro project work su un case study reale o inventato e i due lavori migliori vincono una borsa di studio per un master o un corso a loro scelta. 

Le lezioni sono qualcosa di totalmente inaspettato: ogni discorso si ricollega alle sensazioni personali che le pubblicità suscitano in ognuno di noi e io sono completamente nel pallone. Addirittura, scopro di aver fatto fallire numerose campagne di marketing ogni volta che ho detto 20€ anziché 19,99€. Strana la logica dei prezzi. Questo settore è un vero dedalo ma anziché cercare di impersonare un’umanista che non sono, riporto il caso nel mio mondo. Sono stata addestrata al problem solving: analizzo le lezioni, ne traggo gli insegnamenti base, li elaboro e li applico al progetto. 

Umanista (ingegnere) per amore

Decido di analizzare come case study il rilancio turistico del mio paese d’origine, tra le Langhe e il Monferrato, e mi immagino una realtà che possa abbracciare le nuove generazioni senza perdere il fascino del borgo storico, il tutto accompagnato da ottimo vino, che è sempre una carta vincente. Fortunatamente il mio essere un po’ sognatrice mi è venuto in soccorso: ho raccolto le idee e mi sono buttata, cercando di creare il miglior progetto di rilancio turistico possibile.

Alla fine ho vinto e mi sono iscritta ad un corso di Corporate Storytelling presso lo IULM affinché la mia avventura umanista potesse continuare. Credo il mio ragazzo a ripensarci ogni tanto se la rida ancora sotto i baffi e anche se non lo confesserà mai, sono certa che si sia accertato della serietà della giuria. Come tra Guelfi e Ghibellini, la lotta tra Lettere e Ingegneria passa solo al prossimo round: 1 a 1, penna al centro.

Fabiola Mondo

Mi definisco un ingegnere in tacco 12, la vita non può certo fermarsi ad una programmazione al computer! Più di ogni cosa amo viaggiare – e mangiare – sempre con una cartina alla mano. Non voglio smettere di imparare e nel mio prossimo futuro c’è sicuramente un corso da sommelier.

I Laureati
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