Uffici legali, un teatro di epiche vite

Uffici legali: un teatro di epiche vite

Le carte conservate negli uffici legali sono testimoni di storie e di avvenimenti umani, di personaggi, di vincitori e vinti. Esattamente come la letteratura, consentono di seguire le avventure di diversi protagonisti, di trarre insegnamenti, di percorrere la tua strada arricchita dall’esperienza altrui.

L’articolo di Elena Rizzato Vidal

Il 2009 sembra già un’altra epoca rispetto ad ora. Eppure, sono solo 12 anni che mi separano dal primo ottobre, data di inizio della mia carriera lavorativa in ambito legale. Se devo fare un excursus e ricordare il momento in cui ho iniziato ad interessarmi alla letteratura in maniera continuativa, rievoco quel periodo.

Ho sempre avuto dentro uno spirito ed una sensibilità verso le materie umanistiche sin dalle scuole superiori ma quando ho capito quanto questa mia affinità potesse ricollegarsi alla professione, ho iniziato un percorso introspettivo comprendendo che più conoscevo, più si amplificava la mia visione del mondo.

“’L vero condito in molli versi, i più schivi allettando ha persuaso”

Ebbi una sorta di epifania. L’ambiente legale, difficile da immaginare per chi non ne conosce le sfumature e i contorni, è impregnato di una cultura letteraria vastissima.
Gli incartamenti sono ricchi di storie e di avvenimenti umani, di personaggi, di vincitori e vinti. Il tribunale è teatro di racconti di vite. Amori spezzati, ricongiungimenti, avarizia, sperpero, drammi ed invidie, vendetta servita come pasto caldo, gioie e dolori: tutto questo riversato in atti che vibrano di richieste e racconti di versioni di parte.

Tutto ha preso forma così, attorniata da lettere e tomi che profilano la vita umana a suon di vicende e casi che, parola per parola, hanno formato la legge italiana. In una mente ancora acerba, quelle parole, le vicende e le storie sono state un nutrimento per la mia anima vorace. Con i libri a mia disposizione, mentre preparavo un atto, un mondo si estendeva rendendo quel lavoro un alimento per la mia curiosità così affamata.

Negli anni che si sono susseguiti, primavera dopo primavera, la lettura e la letteratura – accompagnata dal diritto – sono diventati un oblò attraverso il quale osservo il mondo e da cui trovo riparo nei momenti di oscurità. Ho raccolto esperienze, ripercorso strade di altri ed attraverso le loro vicende giudiziarie ho costruito una mia capacità di discernimento, esattamente come quando vivi la vita di un personaggio letterario le cui avventure ti insegnano, spesso attraverso la sofferenza di grandi pene ed amarezza, a percorrere la tua strada.

“O tu, che porte, che corri sí?” “E guerra e morte.”

Proprio come il duello Tancredi e Clorinda, innamorati rivali protagonisti del canto XII della Gerusalemme liberata, una lite in particolare ha lasciato il segno nella mia giovane mente di allora. Quando un amore resta consumato da livore e rabbia, le parole non dette diventano lame taglienti ed il furore esplode con tutta l’amarezza e la pena.

È una fredda mattina del mese di febbraio. Il giorno di san Valentino, una coppia decide di separarsi dopo diversi anni. Il rapporto, da ciò che emerge, versa in uno stato di completa rottura. Inizia la corrispondenza e i tentativi bonari. Ogni lettera inviata dai legali tuona di quelle parole che hanno solo il sapore di un cuore colmo di una vendetta lasciva. Ci sono rimproveri, rinfacci. Durante i vari colloqui tra le controparti, una dopo l’altra saltano fuori i comportamenti che durante il matrimonio, avevano leso la relazione.

“L’un l’altro guarda, e del suo corpo essangue su ‘l pomo de la spada appoggia il peso.”

Arriva la primavera e con essa inizia la fase giudiziale, poiché un accordo pare pressoché impensabile. E da ogni parola, vergata con vigore dalla penna quasi fosse una spada, si delinea il profilo della sofferenza di una coppia giunta al limite. Il prezzo, però, viene scontato dai due figli piccoli di età scolare. Non solo le estenuanti testimonianze che rendono di per loro tutto estremamente rammaricante. Il finale, dove la vendetta resta l’arma più vicina, lascia a chi osserva, un punto sicuramente di riflessione di notevole importanza.

Vengono sfoderati nel dibattimento, dei disegni che lasciano basiti i partecipanti al duello. I disegni che segnano la vita spezzata di due anime innocenti che hanno vissuto in pieno quella sofferenza. Disegni che sono la cronaca di una storia dove non esistono vincitori. Restano solo perdenti. Tutti.

“E vanno da quel sospinti a giunger danno a danno.”

Cala il gelido inverno, il tempo si accompagna ai sentimenti. I rami si spogliano, i germogli gelano. Dopo aver vissuto questa fase che, come potete immaginare, mi lasciò particolarmente sgomenta ed affranta, capii l’importanza degli eventi che ci circondano ogni giorno. Un teatro, quello della vita, che va vissuto in ogni sua sfaccettatura poiché ricco di riflessioni e pensieri condivisibili. Come un buon libro, del resto.

Elena Rizzato Vidal

Professione: addetta agli uffici giudiziari. Ambizione: vivere della mia scrittura! Dopo il diploma in perito aziendale, ho iniziato il mio vario e variegato percorso professionale negli studi legali. La passione letteraria? C’è sempre stata ma la vera presa di coscienza arriva in itinere durante gli anni di lavoro.

Foto copertina, credits: Saldi vettore creata da rawpixel.com – it.freepik.com

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