Covid Boys

Ci sono supereroi di cui non sapevamo di avere bisogno, ma che meritiamo dannatamente. Dimenticate gli Avengers: la saga dei Covid Boys, impegnati a destreggiarsi tra i più disparati imprevisti tra i corridoi della scuola Clinton Francis Burton, è pronta per sbancare su questi schermi.

L’articolo di Gabriele Chincoli

Eccoci di nuovo in una calda notte d’estate: il gatto è appollaiato da qualche parte, il vino scorre a profusione dal bricco di cartone e il ventilatore mi sussurra nell’orecchio che è il momento di tirare le somme di quest’anno scolastico davvero bizzarro. Infatti per la prima volta ho potuto fare da ottobre a giugno nella stessa scuola, un incantevole istituto, il “Clinton Francis Burton”. Questo luogo magico, avvolto tra le nebbie della Bassa, è stato il palcoscenico per me e i miei colleghi di un’esilarante commedia che ci ha allietato per tutta la durata del nostro servizio.

L’assunzione come organico di potenziamento

Cominciamo con la nomina. “Organico di potenziamento” è un espediente nato proprio tra le difficoltà del Covid: per sopperire all’improvvisa assenza dei docenti malati, ogni istituto si è dotato di un gruppo di valorosi pronti a sfidare la sorte e a sostituire i colleghi quarantenati. Dotati di un orario flessibile e assunti da classi di concorso differenti, questa squadra di insegnanti ha il potere di coprire qualsiasi supplenza temporanea… Ma cosa fa quando tutti stanno bene?

Sembra strano, ma pur lavorando in una scuola da 170 docenti, tra ottobre e novembre ci siamo trovati nell’imbarazzante situazione in cui nessuno di noi aveva supplenze. Quindi che si fa? Come rendersi utili? Con dei progetti esterni di potenzimento. Ma come si propongono?

Bisogna individuare il responsabile delle attività e proporsi, il che sarebbe abbastanza facile, se non fosse che alla “Clinton Francis Burton” ci sono la bellezza di 6 vicepresidi e nessuno con mansioni specifiche. Una scelta che ha regalato molti momenti di grande ilarità durante tutto l’anno, ma che fin da subito ha reso chiaro quale fosse l’andazzo.

Nascita dei Covid Boys

“Sono a disposizione, che si fa in queste ore?”
“Guarda, devi chiedere a Esmeralda, io sto per andare in classe”
“Ma è stata lei a mandarmi da te…”
“Senti, ne parliamo domani. Però domani non è il mio giorno in ufficio… vabbè, senti, ne parli con chi trovi e poi mi fai sapere, eh?”

Alla fine, i primi due mesi li abbiamo passati insieme seduti nell’atrio della scuola, permettendoci di creare un gruppo di irriducibili, lo zoccolo duro della scuola, la punta di diamante del  “Clinton Francis Burton”. I Covid Boys.

Alla fine il modo di passarci il tempo l’abbiamo trovato: ho convinto tutti a farsi un personaggio e a giocare a D&D.

Sdoppiamento dei Covid Boys

A dicembre i casi sono aumentati, il che ha significato per noi Covid Boys che era tempo di entrare in azione. Senza alcuna indicazione dei colleghi che sostituivamo, senza sapere in quali classi saremmo stati l’indomani, ci siamo armati di attività ludiche, film e documentari da vedere, dibattiti da organizzare e ogni altro espediente ci permettesse di intrattenere una classe di sconosciuti per 60 minuti senza che questi avessero il sopravvento.

Mai più di 60 minuti.

Infatti un’ordinanza del Ministero imponeva che se si fossero verificati dei casi in una classe, anche i docenti che avevano passato almeno 3 ore insieme a loro avrebbero dovuto essere quarantenati preventivamente. Per evitare di giocarsi anche noi, i jolly della scuola, chi ci componeva l’orario non ci dava mai più di un’ora per classe. Fatta la legge, scoperto l’inganno… e insegnato a scuola. Così abbiamo intrattenuto classi che l’ora dopo sono state rimandate a casa per troppi casi di positività, mentre noi, i Covid Boys, ci spostavamo in un’altra aula, pronti a tenere buoni gli studenti il tempo che un altro di noi arrivasse per l’ora successiva. E così via.

Tempi duri per i Covid Boys

Dicembre e gennaio sono stati i mesi peggiori, con tanti colleghi in quarantena da non riuscire a coprirli tutti. E allora i Covid Boys hanno iniziato a fare le ore di straordinario, ma ecco una cosa buffa: gli straordinari non vengono pagati dal Ministero (che poi non ci paga comunque, ma vabbè), ma sono erogati direttamente dall’istituto. Il che significa che la scuola non vuole assolutamente che un insegnante faccia ore in più; se le fa, deve poi mettersi in pari restando a casa. Se, però, l’intero sistema di supplenze è tenuto insieme da 10 persone e queste sono costrette a superare il monte ore, se la settimana successiva viene chiesto loro di stare a casa il castello di carte crolla.

E così, per tutto il mese di gennaio mi sono ritrovato a fare supplenza a più classi contemporaneamente, solo che queste non potevano essere unite a causa delle norme Covid, quindi ho passato ore in corridoio a sorvegliare aule diverse… perché non c’era nessun altro a disposizione. Naruto, aiutami tu!

Alla fine la curva dei contagi è scesa e insieme a quella è calata anche la necessità dei Covid Boys. Nei meandri del suo studio, però, la preside Tempesta escogitava come impiegare cotante preziose risorse, sfruttandone il potenziale. In un mite giorno di aprile siamo stati chiamati a raccolta e abbiamo scoperto il nostro fato: per contrastare la dilagante dipendenza da tabacco degli studenti, siamo stati battezzati guardie antifumo.

L’epilogo come guardie antifumo

Ubriachi di potere, abbiamo iniziato a pattugliare ogni angolo della scuola… Poi siamo tornati dalla preside Tempesta e abbiamo chiesto “Che poteri abbiamo per dissuadere ragazzi dai 14 ai 21 anni dall’attaccarsi alla sigaretta?” e lì è cascato l’asino. Venne fuori che nel caso in cui avessimo visto uno studente fumare avremmo dovuto:

– chiedergli cortesemente di dirci il nome per fargli una multa, oppure
– chiedergli gentilmente i documenti, nel caso in cui non avesse voluto dirci il nome, oppure
– invitarlo gentilmente ad andare in presidenza, qualora si fosse rifiutato di darci un documento

Capita l’antifona, abbiamo deciso che l’unico aspetto positivo di quell’ingrato compito erano le passeggiate all’aria aperta nel cortile della scuola. Ore e ore a bazzicare i giardini esterni, sotto il sole cocente o con la pioggia, avvolti nel grigio della nebbia o nei pollini primaverili. Di ragazzi che fumavano ne ho visti un centinaio, ma non ero nelle condizioni di poter predicare alcun che, reso inerme dalla situazione in cui la scuola mi ha infilato. In compenso, li ho convinti a non lasciare i mozziconi in giro, a buttarli nel pattume o a conservarli nel pacchetto, il che mi è sembrata una vittoria maggiore del verbalizzare una multa a un nome sicuramente fasullo.

Gabriele Chincoli

Gabriele ha deciso che la laurea in lettere non era una croce abbastanza grande da portare, così si è scelto un triplice martirio: l’insegnamento a scuola come mestiere, il volontariato in montagna come hobby e il gioco di ruolo come passione.
Quindi ha il portafoglio vuoto, ma sorride sempre.

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I Laureati
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