Servizio civile in biblioteca

Servizio Civile in biblioteca e libri in quarantena

Il servizio civile è un po’ come Roma, bella…ma nessuno ci vivrebbe davvero. Farlo in biblioteca, nel mezzo di una pandemia, non è uno scherzo e se ve lo state chiedendo sì, anche i libri vanno in quarantena.

L’articolo di Daniele Geminiani

Fin da ragazzino ho amato andare in biblioteca. Questo primo amore lo devo ad un maestro illuminato dagli occhiali spessi e blu che ci accompagnava spesso in quel luogo magico. Lì ho incontrato Dahl, Spinelli, Stilton, Lindgren, Sepulveda, e da loro sono passato a Calvino, Pirandello, Pavese. 

Sono approdato a Lettere spinto da questo amore per i libri, l’italiano e la letteratura e dopo cinque anni di università mi immaginavo dietro una cattedra, a trasmettere a mia volta queste passioni. Dopo una rassegna di MAD senza risposta, concorsi sospesi nell’iperuranio e mesi passati a girarmi i pollici, si è presentata la possibilità del Servizio Civile in biblioteca. Ho atteso l’ultimo giorno utile per candidarmi, sperando con tutto me stesso che si aprisse la strada verso la scuola. In fondo la vita è quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare progetti.

Il Servizio Civile non è né buono né cattivo, dipende da quale spirito scegli per viverlo. Non è il massimo per l’indipendenza economica, eppure è una possibilità per inserirsi in un ambiente lavorativo, farsi conoscere, impegnarsi per il prossimo e per se stessi e acquisire competenze sul campo che contano più di anni di studi. Un po’ come Roma, bella…ma non ci vivrei.

Ho iniziato con grandi pregiudizi, lo ammetto: immaginavo la biblioteca come un luogo al limite del noioso e pensavo che il bibliotecario fosse un lavoro per persone che amano il silenzio e l’ordine. Mi sono ricreduto in fretta. Difficile a dirsi ma anche i bibliotecari sono esseri umani, e ne ho conosciuti di caotici, disordinati o rumorosi. E sembrerà strano ma in biblioteca c’è sempre del lavoro da fare: spostare pile pesantissime di libri da un piano all’altro, ordinare scaffali interminabili, cercare libri smarriti come veri e propri detective. C’è spazio anche per i lavori più creativi, come scrivere recensioni per i social, progettare laboratori per le scuole, eventi e iniziative culturali.

Dopo pochi mesi di lavoro si è messo di mezzo il Covid. L’ultimo giorno di servizio in biblioteca prima della quarantena confesso di aver arraffato dagli scaffali quanti più libri potevo, più o meno come la gente stava saccheggiando farina e lievito nei supermercati. Sono fuggito con uno zaino pieno, non avendo idea del giorno in cui avrei potuto restituirli.

Anche i libri vanno in quarantena

Da maggio il Servizio civile è ripartito e vi confesso che la biblioteca “ai tempi del Coronavirus” (questo Covid ha imbrattato anche il titolo del mio libro preferito di Marquez) non è uno scherzo: i libri vanno riconsegnati in carrelli posti all’entrata e poi tutti in quarantena per una settimana! Bisogna sorvegliare e far igienizzare le mani a tutti prima di toccare i libri, l’accesso alle aule studio e alle consultazioni è su prenotazione, gli anziani si incazzano con te perché non possono più leggere il giornale leccandosi il dito per sfogliare le pagine, per non parlare dell’impossibilità conclamata di comprendere i cognomi delle persone con la mascherina per registrare i prestiti. 

Ogni giorno mettiamo centinaia e centinaia di libri in quarantena in cassoni da frutta, come agricoltori che vendemmiano. Dopo una settimana ho l’ingrato compito di portare chili di libri su e giù per le scale della biblioteca, registrare i rientri, e ricollocarli uno per uno al proprio posto. Risparmio sulla palestra, ma la schiena e le gambe non ringraziano.

In mezzo alle fatiche, c’è spazio anche per qualche gioia. Lavorare in biblioteca ti permette di scoprire i suoi angoli nascosti, magici e affascinanti, dove la sezione proibita di Harry Potter avrebbe solo da imparare. Leggere e organizzare laboratori per i più piccoli è un modo per tornare a giocare e riscoprirsi bambini. Ogni tanto c’è spazio per esprimere la propria creatività, per qualche risata e per scambiare commenti sulla fauna antropologica degli utenti che frequentano la biblioteca, anche se questa è un’altra storia.

Ormai vedo vicina la fine del mio anno di servizio civile, e devo dire che è stata una scelta inconsapevole ma provvidenziale. In fondo, la strada che più desideri potrebbe non essere quella più giusta per te. Ho realizzato di avere talenti che avevo dimenticato ed ho scoperto un lavoro per cui sono portato e che potrebbe aprirmi un futuro. Presto mi ritroverò nuovamente senza una meta precisa da seguire, ma in fondo è da lì che ero partito anche prima di tutto questo.

Daniele, 26 anni, ma dalla 1^superiore me ne danno almeno 30. Laurea in Lettere ancora nel tubo della spedizione. Servizio civile in biblioteca a Faenza, nerd fino al midollo, accumulo libri da leggere per le prossime sette vite, dipendente da Netflix e dai cappelletti al ragù.

Credits foto di copertina: School vector created by upklyak – www.freepik.com

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