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Radio universitaria, per umanisti sulla cresta dell’onda

A volte le mail inviate alla posta istituzionale possono rivelarsi la giusta risposta a domande insistenti. Cosa vuoi fare con una laurea in lettere? Prendere parte alla radio universitaria, ad esempio.

L’articolo di Federica Pisacane

Quando mi sono iscritta a Lettere moderne, ormai quattro anni e mezzo fa, la prima domanda che mi è stata posta è stata: “Ma quindi vuoi fare l’insegnante?”. No, cari parenti, amici di parenti e sconosciuti: non voglio insegnare. Non a scuola, almeno. Ma una triennale in Lettere, di per sé, non ti prepara a molto: dovevo inventarmi qualcosa. E in fretta, per fermare subito le domande insistenti. Avevo iniziato le lezioni da meno di un mese quando arriva una mail all’indirizzo istituzionale da parte di un’associazione che si definiva “la radio degli studenti universitari di Siena”: uRadio. Con l’intraprendenza tipica delle matricole mi sono presentata con un amico all’appuntamento con due associati. Al tavolino di un bar, mi parlarono di mixer, podcast, interviste, WordPress. Fu amore a primo ascolto.

Il potere dell’accredito

Nell’eterna lotta alla ricerca di una collocazione nel “mondo degli adulti” il ruolo della giornalista mi era spesso venuto in mente. Solo che non sapevo da dove iniziare. Non avevo mai scritto un articolo. Avevo solo un’idea che reputavo molto banale e poco interessante: una rubrica che parlasse di musica classica in tono scanzonato per dimostrare a quelli della mia età che questo genere non è solo per vecchi con la puzza sotto il naso. Sono appassionata di musica classica sin da quando, poco più che adolescente, ascoltavo un po’ svogliatamente la mia migliore amica studiare il pianoforte. Poi ho preso lezioni di flauto traverso per qualche anno. Ma la folgorazione avvenne all’ultimo anno di liceo, quando ascoltai il Concerto per violino e orchestra di Čajkovskij eseguito dall’orchestra della mia città.

Incredibilmente l’idea piacque. Anzi, la vice-caporedattrice della radio universitaria mi chiese, entusiasta: «Vuoi seguire la stagione della Chigiana?». Per non fare brutta figura, ho risposto: «Ma certo! Non vedo l’ora. Cosa devo fare?». Secondo voi, conoscevo l’importanza nazionale dell’Accademia Chigiana e della sua stagione invernale? L’unica cosa che sapevo era che c’era una parola magica che mi permetteva di seguire tutti i concerti senza spendere un soldo: “accredito”. Io, che ero stata a un concerto un paio di volte e non avevo la minima idea di cosa fosse una recensione, mi sono così ritrovata in piedi nella balconata del salone dei concerti della Chigiana.

Umanità da platea

Smarrita, vagavo con lo sguardo tra le decorazioni in stucco della volta e la platea sottostante quando qualcosa catturò la mia attenzione: lo sbadiglio enorme e mal nascosto di un signore in giacca e papillon seduto in prima fila. Quella sera scoprii che la parte più divertente dei concerti di musica classica è guardare la signora impellicciata che, durante l’intervallo, finge drammaticamente un malore solo per abbandonare la sala, o il signore che, convinto di non essere visto da nessuno, scrolla la bacheca di Facebook. Senza abbassare la luminosità dello schermo, ovviamente. E a volte dimenticandosi pure di spegnere l’audio.

Il livello dei musicisti era altissimo e io non avevo abbastanza conoscenze per cercare un errore o una distrazione, così preferii focalizzarmi sull’atmosfera generale e sulle sensazioni che provavo di concerto in concerto, raccontandole poi a quei quattro che mi leggevano. Spesso andavo da sola; ho sempre preferito, anche quando, più in là, mi assegnarono un posto in platea, massacrarmi per più di un’ora in piedi nella balconata. Da lassù credevo (sbagliando) di sentire meglio la musica, ma soprattutto abbracciavo tutto il pubblico con uno sguardo. Mi riempivo le orecchie di note meravigliose e gli occhi di scene divertentissime.

La rubrica e le recensioni iniziarono ad avere un certo successo. Ovviamente ero assolutamente snobbata dalle istituzioni e dai giornalisti: in fondo, io ero solo una studentessa di una minuscola radio universitaria con pochi fondi e attrezzature minime. Ma qualche associato e qualche sconosciuto di età indefinita mi leggevano. Ogni settimana consegnavo alla mia caporedattrice un articolo per la rubrica; ogni due settimane una recensione. Forse “da grande” sarei potuta diventare una giornalista musicale.

Federica Pisacane

Laureata in Lettere moderne a Siena, iscritta a Letterature moderne, comparate e postcoloniali a Bologna. Tra le mie varie fissazioni ci sono i gatti, la musica classica, l’Art Déco, gli androni dei palazzi e la morte. Mi piace polemizzare e mi piace farlo davanti a un microfono. Non so ancora cosa voglio da fare da grande.

Foto copertina, crediti: Cibo vettore creata da freepik – it.freepik.com

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