Dopo la laurea

Quel punto dopo la laurea in lettere.

Come in una pagina del suo amato taccuino, Noemi ha scelto di condividere sul blog le sue riflessioni. Dopo la laurea, il problema non è solo legato al lavoro, ma anche agli investimenti emotivi che nel tempo abbiamo accumulato. Così affiniamo la nostra sensibilità, raccogliamo ogni stimolo dal mondo che ci circonda e prepariamo i nostri progetti: pronti a raccontarli al mondo!

L’articolo di Noemi Fucile

Prendiamo in riferimento un punto preciso della nostra storia da cui poi si diparte tutto il resto, per tal motivo pongo il mio inizio da una “conclusione”: subito dopo la laurea in lettere.

Guardo questo traguardo come fosse un punto di inizio capoverso (un po’ per deformazione professionale): rappresenta un incerto disegno alla base di una tela di cui non è ancora chiaro il soggetto finale,  ma su cui si intravedono le infinite possibilità che  intercorrono tra le bozze.

Questa corsa ad ostacoli che è, per certi versi, la scelta degli studi universitari, per me non si è conclusa in maniera del tutto serena dopo la laurea, tutt’altro, soprattutto per le implicazioni di valore umanistico.

Tra le lettere

Scegliere di buttarsi a capofitto tra le pagine di altri, di cullarsi tra l’inchiostro di “estranei” è un investimento su nuove percezioni, che cambiano il modo di osservare la natura circostante senza passarvi indifferenti davanti, ma immaginandone appieno la malleabilità.

Può far paura e può esser causa di ripensamenti, ma immergersi tra “le lettere” è un modo di comprendere ogni sfumatura possibile della natura umana, quella più intima, guidata insieme dall’istinto e dal raziocinio che c’è alla base di questo istinto.

Raziocinio che porta a delle scelte ed è proprio questo il bello: scegliere. Una libertà di cui sottovalutiamo spesso il potere, forse un po’ anestetizzati dalla vita che rimbomba al di fuori di noi e che spesso ci stravolge completamente. Eppure, se scegliamo di “avere occhi nuovi”, come affermò tra i suoi scritti un certo visionario di non poco conto, scegliamo di dar un valore diverso alle cose, che sta a noi cogliere, ancor più dopo la laurea. 

Studiare lettere

Significa perdersi tra le logiche della nostra lingua e di come si sia delineata in relazione a tutte le altre, attraverso aspetti che ti portano a comprendere il processo che rende l’uomo ed il suo approccio alla parola semplicemente straordinario, per come si è evoluto e per quello che è diventato. È come affondare i pensieri tra le righe di altri, senza perdersi ma scoprendo nuove parti di noi stessi. 

Significa guardare al tempo e alle dimensioni che lo riguardano potendo scegliere di controllare il nostro divenire in un confronto col nostro passato, un passato raccontato attraverso le prospettive di chi c’è stato e lo ha realmente vissuto eternando così le sue visioni al riguardo. Significa sperare di poter esser un giorno quel passato, per qualcuno che ancora non è neanche arrivato ma che arriverà un giorno. Tutto questo è inestimabile. 

Significati e significanti

Mi è sempre capitato di pensare al valore delle infinite variabili possibili di parole a nostra disposizione nell’atto di esprimere un pensiero: a volte ci penso così intensamente da svuotare completamente il significante dal proprio significato e mi soffermo sulla bellezza che è alla base di questo processo. C’è una comicità intrinseca in questa riflessione, tanto che quando mi trovo in pubblico, finisco con il ridere di botto a gran voce una volta notato di essere rimasta completamente assorta, circondata dalla conversazione degli amici. 

Una volta spiegate le motivazioni del mio smarrimento momentaneo la risposta da parte di chi ho intorno, anche a distanza di anni, resta sempre la stessa: “Tu e le tue preziose parole”. Un tempo mi limitavo a rispondere: “Sfamano la mia curiosità”, oggi invece: “Come potrei sopravvivere altrimenti?” Dopotutto noi siamo anche questo, la semplice scelta di un insieme di parole messe l’una di seguito all’altra, questo atto, così automatico quasi quanto respirare, non è che l’insieme della nostra cultura, della nostra genetica, delle nostre abitudini, per dirla in breve: non è che l’insieme della nostra storia. 

Progetti futuri

Dopo la laurea, io ho scelto di farne il mio lavoro, dando spazio a parole di scrittori non ancora conosciuti, e che un giorno, magari, potrebbero esserlo per merito di un mio piccolo spazio editoriale. Per aspirare a ciò oggi vivo nel compromesso dei folli ritmi che ci circondano, continuo a studiare con l’intento di creare il migliore degli spazi possibili per coloro che si sentono soffocare tra le pareti delle proprie incertezze e si rintanano nella scrittura per evaderne. Spero di poter dar loro un rifugio sicuro tra le mura di un progetto (anche se tutt’ora in stato embrionale) che possa esaltarne le potenzialità, perché continuo a credere fermamente che quando le espressioni sono ridotte al limite, le parole, quelle sì che ci salvano, e, a noi “letterati”, piace sceglierle bene.

La letteratura, alla base dei nostri studi, è un’arma a doppio taglio: rappresentando una chiave di lettura di situazioni, persone, usi e costumi, ci porta ad affrontare, forse troppo presto, il fatto di non essere “unici” [nota dell’editor: di questo ne abbiamo parlato anche noi!], ma, al tempo stesso, ci tende la mano verso quella che è la forma di comprensione di maggior rilievo all’interno del nostro contatto con l’altro: l’empatia. Mai come nel nostro tempo, così delicato, l’empatia è quanto più ci si possa augurare dal prossimo nel nostro vivere quotidiano.

Noemi Fucile

Studentessa part-time, osservatrice analitica della fisica circostante a tempo pieno, con un forte interesse nell’accostare alla materia statica che ci circonda un po’ di sano dinamismo. Mi soffermo spesso sul concetto di “vuoto”, che trovo rappresentare al meglio l’ampiezza dello spazio di cui sono ospite.

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I Laureati
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