Professione recruiter, umanisti passati al lato oscuro

Professione recruiter: umanisti passati al lato oscuro

La professione del recruiter, posta tra noi e un futuro contratto decente, non raccoglie, forse, molti estimatori. Può invece rivelarsi una giusta guida, un nuovo Virgilio, per imparare a destreggiarsi tra curriculum senza risposta e colloqui improbabili.

L’articolo di Camilla Massignan

Se me l’avessero chiesto anni fa, difficilmente avrei previsto di diventare recruiter in una grande realtà industriale ma, d’altronde, nemmeno Paolo Fox ci aveva molto preso con i pronostici 2020.
Lavorare nelle Risorse Umane mi piace perché permette di incontrare tante persone ogni giorno, di aiutarle a riconoscere opportunità di carriera e accoglierle in azienda come nuovi colleghi. Col senno di poi e in linea con la mia indole da sindacalista mancata, posso ora affermare che non avrei potuto intraprendere strada migliore. 

Capiamoci, non è sempre tutto rose e fiori. Ultimamente la figura del recruiter non raccoglie molti estimatori e in un’ipotetica classifica delle professioni più odiate penso sarebbe seconda solo agli ausiliari del traffico. Un recruiter, tuttavia, non è che un laureato umanista passato al lato oscuro. Sarebbe più facile pensarlo un nemico o un odiato ghibellino, ma nel DNA e nel CV spesso non è che un guelfo. Un guelfo nero, certo, ma pur sempre un guelfo.

Trovare lavoro è un Inferno

Se Dante si fosse trovato a scrivere oggi il suo celebre Inferno, avrebbe potuto ambientarlo senza dubbio nel mercato del lavoro. Trovare lavoro può essere un’impresa ardua per il divario tra domanda e offerta e per condizioni contrattuali non sempre all’altezza. Ma se si è un umanista è pure peggio: è come incamminarsi per la selva oscura, senza torcia e con le vesciche ai piedi.

Per non parlare poi del processo di selezione, dove i candidati si aggirano spaesati come anime dannate nei diversi gironi. Tra questi ultimi, Dante introdurrebbe di sicuro quello degli stagisti, condannati a pagare per fare le fotocopie, o quello dei “neolaureati ma con esperienza” che rincorrono se stessi in un loop temporale senza né capo né coda. Un po’ più avanti, tra librerie in fiamme, ci sarebbe la bolgia degli umanisti, la cui punizione eterna è inviare CV senza mai ricevere risposta.

In questo pandemonio professionale, a sbarrare la strada verso un contratto decente, troneggia il recruiter: creatura tanto mostruosa e inquisitoria da ricordare il mitologico Cerbero. Ma oggi siete fortunati, cari fratelli umanisti, perché per qualche minuto mi svesto di pelliccia e tre teste canine per darvi qualche dritta, come Virgilio.

Lasciate qui CV e speranze

Quando si è alla ricerca di lavoro il proprio curriculum è in assoluto la risorsa più preziosa. Comprendo che inviare candidature e sentirsi rispondere “Le faremo sapere” suona più o meno come “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”, ma quello su cui ogni candidato deve concentrare le energie non è tanto l’invio compulsivo del proprio profilo, quanto proporsi nel modo più efficace a quelle realtà che davvero interessano o nelle quali si sente di poter essere un vero valore aggiunto.
In fase di screening, voi siete il vostro curriculum e in poche righe dovete raccontare di voi, del vostro percorso e di cosa vi rende speciali a parità di competenze. Chiarezza sì, piattezza no!

Trascurare la fase di stesura del CV è la via più rapida verso frustrazione e spreco di potenziale. Scrivetelo con la stessa cura che ci metterebbe Umberto Eco e con uguale passione di un Addio ai monti manzoniano.

Mai rimanere nel limbo

Un curriculum ben scritto apre tutte le porte, anche quelle dell’Inferno, ma a far paura è ciò che arriva una volta entrati: il colloquio. E qui bisogna giocarsi tutto per non restar tra color che son sospesi! L’intervista con il selezionatore è un match a cui bisogna arrivare pronti e concentrati. Non perdete tempo a cercare sul web risposte preconfezionate, analizzate piuttosto quali sono i vostri veri punti di forza e ambiti da migliorare, ragionate sulle motivazioni profonde che vi hanno guidato nelle scelte di percorso e informatevi sull’azienda che andrete ad incontrare. In questo modo nessuna domanda vi coglierà alla sprovvista.

Arrivare preparati è già metà dell’opera, il resto è tutto buon senso e storytelling da vero umanista.
Il selezionatore non è un vostro amico, ma un candidato sveglio, informato e motivato sarà in grado di sciogliere anche il suo cuore di pietra.

E quindi uscimmo a riveder le stelle… Assunto!

Camilla Massignan

Sono Camilla, lavoro a Udine ma non ho perso l’accento veronese. Laureata in Scienza Politiche e Relazioni Internazionali, sono una recruiter con esperienza nel digital marketing. Nata sotto il segno della Bilancia, cerco bellezza in ogni dove e ho sempre la citazione perfetta per ogni situazione. Amo i viaggi, lo sport e la sacher torte.

Immagine di copertina, crediti: Persone vettore creata da pch.vector – it.freepik.com

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