Perché ci odiano? e fanno bene

Odi et amo. La miglior dichiarazione d’amore che potesse capitare su questo blog inizia con un’apparente contraddizione, proposta del nostro autore di questa settimana: perché ci odiano e fanno bene.

L’articolo di Matteo Vitale

Ci avete fatto caso no? Non ci possono vedere. Sapete perché ci odiano? Perché non produciamo niente. Solo aria e carte imbrattate. Ma come di chi parlo? Lo sapete, dai. Quelli che si alzano la mattina per “fare un lavoro serio”. Per serio si intende utile alla società.

Non mi sento di dargli torto, è inutile autocompatirsi e poi essere inutili non è così brutto. Ma sono parole buttate al vento. Che poi, a noi ci piace veder svolazzare le parole al vento, come aquiloni. Le guardi girare di bocca in bocca, come fossero sciami di persone, che di notte vanno di locale in locale a bere. È così che ci vedono, bisogna accettarlo. Siamo superflui. Diciamolo, il mondo potrebbe andare avanti senza di noi. Il mondo potrebbe andare avanti anche senza l’umanità se è per questo.

Come cavalli all’epoca dei treni

Ma ne varrebbe la pena? Siamo sicuri che un mondo fatto solo di operai e ingegneri, come disse una volta Bill Gates da Fazio, sia auspicabile? Forse potrebbe funzionare. Certo, non tutto ciò che funziona è desiderabile. Un umanista oggi è come un cavallo quando vennero inventati i treni. E sono quasi tutti sicuri che siamo come i dinosauri. Aspettiamo l’asteroide.

Sicché, in tanti hanno affermato che intraprendere studi umanistici è un investimento sbagliato, in quanto sei troppo rammollito dagli studi per fare lavori manuali, ma non abbastanza specializzato per fare quelli complessi. Insomma è un limbo e gli umanisti sono dei profughi intellettuali.

Ora, se è brutto essere umanisti in questa epoca – ma in realtà lo è stato in quasi tutte – immaginate cosa deve essere un umanista senza titoli. Uno che ha passato la vita a leggere di tutto, dalla letteratura alla storia della matematica passando per la filosofia, senza conseguire il pezzo di carta o senza avere campi specifici. Certo, ora sto provando a rimediare, nel frattempo però sono successe un po’ di cose.

La letteratura regna

Ho visto il futuro passare inseguendo lavori in radio, nei giornali, nei concorsi. Ma non è il caso di autocompatirsi, non avrei voluto diventare comunque un ingegnere o un avvocato. Sto facendo un giro più lungo e più largo. Quando mi domandano: “A cosa serve la letteratura?”, di solito rispondo: “A non fare domande così stupide”. Ma in realtà non serve perché regna.

La letteratura non è solo una palestra per la mente, non è neanche solo un modo per consolarsi o per ritrovarsi o per intrattenersi. Certo è tutte queste cose. Probabilmente è la cosa più vicina ad una visione d’insieme della realtà. Il letterato unisce la teoria e la pratica, il generale con il particolare, la filosofia con la scienza in una storia. È anche molto di più: è tutto quello che vuoi che sia, è un gioco di prestigio della mente per tenere tutto insieme. Insomma che lo vogliate o no, siete costretti a fare letteratura.

Quando vi raccontate storie dalla mattina alla sera, su cosa siete, cosa volete diventare, cosa sono gli altri, sono quasi sempre storie. Non si può fare a meno di avere una propria narrazione. Leggere vi schiarisce i pensieri, li mette in ordine, vi mostra nuove prospettive e allarga la realtà. Mostra il confine sottile tra realtà e finzione. Vi sembra poco? Allora in omaggio vi regaliamo anche spirito critico e maggior empatia. Venghino siori, questa vince, questa perde.

Lasciatevi ingannare se volete per un attimo dimenticare. Non c’è nulla di male nell’apprezzare la finzione. Solo nella finzione si svela la realtà, che non si presenta mai nuda ma sempre mascherata. Insomma nel baule delle meraviglie, potete trovarci di tutto.

Ma allora perché ci odiano? Odio condito con odio

Perché le materie umanistiche complicano i problemi e non li risolvono come la scienza. Per un letterato è più importante porsi la domanda giusta, che solitamente non ha risposta, invece di risolvere il problema. Per non parlare della dispersione delle energie, nel provare a ricollegare i punti del generale in un universale particolare. In quel caso siamo ovviamente alla follia. Non a caso, è stato proprio il principe degli umanisti, ad aver fatto l’elogio della follia. Quella follia che ti fa arrivare ad una risposta, con l’intuito e l’istinto, invece che con l’induzione. È la stessa follia di Don Quixote, che non a caso è diventato pazzo leggendo troppo, mica per altro.

Ecco perché ci odiano. Da un certo punto di vista giustamente, direi.

Matteo Vitale

Mi chiamo Matteo Vitale, sono nato in una terra dimenticata da dio e dagli uomini, ho studiato lettere a Napoli, ho fatto un po’ di tutto dal fonico in tribunale al cameriere fino allo speaker radiofonico.
Morirò prima o poi.

I Laureati
I Laureati
Articoli: 84

Un commento

  1. Caro Matteo,
    Il tuo pezzo mi ricorda due cose belle: Theophile Gautier che, nel mezzo della prima rivoluzione industriale e dell’enfasi sull’utile, sbottava “tutto ciò che è utile è brutto” per reazione e l’immenso professor Ferrarotti in questo video https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2020/06/Franco-Ferrarotti-Il-pensare-involontario–955f3612-8712-4742-87b7-256103e84ce0.html?fbclid=IwAR3-Rt0MDJJkrbkQunn8rOKlFR0zrdpYqg6BpCvvKe4yzumpF8BKl2vNLuM.
    Fa piacere leggere interventi come questo.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non perderti le avventure degli umanisti! Iscriviti alla newsletter

Leggi la nostra privacy policy e registrati: in cambio consigli, storie umaniste e aneddoti. Non più di una volta al mese