Opossum coraggiosi. Come ho iniziato a scrivere bandi

Ma davvero noi laureati in lettere sappiamo scrivere? Vox populi, vox dei: lo diceva pure il collega Manzoni. Siamo i primi a dubitare delle nostre capacità di scrittura, mentre il mondo là fuori lo assume come dato di fatto. Così quando il solito luogo comune bussa alla nostra porta, le scelte sono due: fingersi morti oppure accogliere ogni nuova sfida, finendo anche a scrivere bandi.

L’articolo di Erika Spironello

Che letterati e luoghi comuni siano figli della stessa pianta di cavolo è ormai un dogma universalmente riconosciuto. Lo sanno bene tutti i lettori di questo blog.

Mi chiamo Erika, ho 27 anni, una laurea in Lettere – che poi in magistrale è diventata in Economia, per la verità – e continuo a sognare che, da grande, riuscirò a diventare una brava event manager. Mentre aspetto che arrivi la fata madrina a esaudire il mio desiderio, da quasi due anni faccio pratica, lavorando come project manager e social media manager per un’azienda della mia zona. Ed è proprio mentre mi dilettavo tra l’ideazione di progetti, l’analisi di budget e lo studio di piani editoriali che il luogo comune più grande e inflazionato di sempre è venuto a bussare alla mia porta. O io alla sua.

Sillogismi e capacità di scrittura

Un mattino di luglio di circa un anno fa il mio capo mi ha chiesto di recarmi nel suo ufficio: doveva parlarmi. Quando sono entrata l’ho trovata indaffarata e sommersa da ogni genere di scartoffia: mi ha invitata ad accomodarmi, facendomi segno di sedere. Di punto in bianco, come se qualcuno avesse schiacciato un tasto “stop”, ha arrestato tutto quel trafficare per esordire con:
– Tu hai fatto Lettere.
Beh, certo che ho fatto lettere, l’ho scritto nel mio curriculum, quello che tu hai letto prima di assumermi, ricordi? Ma la mia risposta si è ridotta a un titubante:
– Sì…?
– Eh, ecco, mi pareva. Allora sai scrivere.

Eccolo lì, il luogo comune, che faceva capolino dall’universo delle banalità. Sì, perché chiariamoci: che mi piaccia scrivere, è un dato di fatto; che lo faccia volentieri, altrettanto; che sia rappresentato sul cv da un modesto buone capacità di scrittura, pure. Però che io lo sappia fare non è necessariamente vero. Ma, ancora una volta, la mia risposta, sempre più perplessa, è stata “Sì…”

– Perfetto, allora da oggi ti occuperai di scrivere bandi di gara per l’azienda.
Fermi tutti. Bandi? In che senso? Quale sillogismo mette insieme lettere-scrivere-bandi?
A quel punto, ho optato per una variazione sul tema: – Cioè?
– Cioè che studi i bandi, inventi i progetti e, possibilmente, li vinciamo.
Ah, facile!

Scrivere? Bandi!

E così ha avuto inizio la mia carriera da progettista di bandi. E se, a un anno di distanza, continuo a farne, potrebbe anche darsi che sappia davvero scrivere, come sosteneva il mio capo. Ma, ahimè, in quel momento ero del tutto ignara di cos’avrebbe comportato assumermi questa nuova mansione. O subirla, fate voi.

Già, perché ogni volta che esce un bando c’è un capo che si fa assalire dalle idee più astruse che una persona dotata di intelletto possa formulare. E ogni volta che esce un bando c’è una Erika che dovrà leggerlo, interpretarlo, prevenire le idee astruse del suo capo, formulare un progetto che sia il più originale possibile e che risponda a qualunque sorta di obiezione – anche quelle che il capo non sa di avere –, redigerlo e consegnarlo – possibilmente con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza, consentendo al suddetto capo di fare tutti i ghirigori che più ritiene opportuni. E se considerate, che, mediamente, la decisione di partecipare a un bando viene presa a meno di una settimana dalla sua scadenza, alla fine sarete pronti per partecipare alla maratona di New York.

Come opossum coraggiosi

Quindi, cari letterati, negate. Negate sempre la vostra formazione, se non conoscete le intenzioni di chi vi sta di fronte. Se credete, espungete pure quelle capacità di scrittura da ogni vostro curriculum.
Se sapete scrivere, adottate la tecnica degli opossum e fingetevi morti.
Diffidate da chi ragiona per luoghi comuni.
Oppure siate opossum coraggiosi: cogliete sempre tutte le sfide che vi si presentano.
Perché, in fondo, le sfide, anche quelle più assurde, complesse, estenuanti e frustranti sono solo occasioni che si sono alzate la mattina con il piede sbagliato.

Erika Spironello

Erika Spironello

Aspirante event manager, maniaca del controllo, patita del dettaglio, creativa compulsiva. Annovera tra le sue passioni l’arte, la fotografia, la lettura e la danza. E ovviamente viaggiare. Sogna di diventare una scrittrice e di vedere un giorno un suo libro tra gli scaffali di una libreria.

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