Non volevo fare l'umanista tappe evolutive

Non volevo fare l’umanista: tappe evolutive

Una prospettiva diversa rispetto ai soliti articoli del blog: e se qualcuno non avesse voluto fare l’umanista? La vita di alcuni nostri laureati è molto dura, ma nessuno dice quanto. Ecco, ora è proprio la nostra nuova autrice a farlo. Qualcuno sarà ancora in tempo per salvarsi (forse).

L’articolo di Gaia Postizzi

Me lo ricordo come fosse ieri l’ultimo periodo del liceo: open day, brochure, università, lavoro, insomma poche informazioni ma confuse. Perché il problema di noi umanisti parte tutto da lì, dal liceo, che ci ha ammaliati con la cultura letteraria, artistica, la letteratura latina, la filosofia, per poi farci cosa? Regalarci una vita di stenti, ma acculturatissima. 

L’umanista e la scelta (sbagliata) dell’università

Anche la mia tragedia personale inizia proprio tra i banchi di scuola, quando i professori ci chiedevano che università avremmo scelto. Ecco, c’è da dire che io le idee chiare non le ho mai avute, un giorno volevo essere la prima donna che approdava su Marte, il giorno dopo volevo fare la maestra d’asilo dietro casa. La colpa l’ho sempre data al mio segno zodiacale, i Gemelli. Un giorno va tutto una meraviglia, il giorno dopo ti senti come se fossi sulla barchetta di Caronte ad aspettare la tua fine indegna. Forse, però, non è tutta colpa dell’oroscopo se a 18 anni, completamente ignari di cosa sia la vita al di fuori delle mura della scuola, ci ritroviamo a fare scelte scientificamente dette “a random”, senza alcun criterio?

Niente di più sbagliato. Certo, il mondo degli adulti, cresciuto a pane e sicurezza del posto fisso, è sempre molto utile in questi casi. Ci sono i così detti ottimisti, che ti dicono: “Scegli quel che ti piace di più, tanto il lavoro non c’è comunque!”. Poi ci sono i fondamentalisti dei lavori veri: “Fai medicina, o al massimo ingegneria, solo con quelle si trova lavoro!”. E così, in questo mare magnum di opinioni inutili e non richieste, arriva la maturità e il povero diciottenne si trova a fare la sua scelta e pesca la facoltà dal bussolotto. Perché diciamolo, quanti di voi dopo anni dalla laurea rifarebbero la stessa scelta? Quanti, con una consapevolezza diversa e più matura, sceglierebbero la stessa facoltà che chissà per quale motivo a 18 anni ci ha spinti proprio verso di lei? Da quel che so io, ben pochi. 

La fase del: “Ho sbagliato tutto, la mia vita è finita”

I più fortunati se ne rendono conto ai primi esami che forse quella non era la scelta più giusta. I più illusi, o forse i più tenaci, se ne accorgono solo dopo la laurea, in quei giorni di nebbia e confusione, quando l’euforia è sparita e rimane in testa solo una domanda: “E ora?”. Sì, perché il liceo, così come l’università, mica ce l’aveva detto che lì fuori c’era il mondo. Così, ci si ritrova con una laurea in mano (che non ricordiamo neanche perché abbiamo preso) e un mondo del lavoro infame che ci attende. 

L’umanista approda nel mondo del lavoro

È qui che si apre il capitolo più duro della vita dell’umanista, la serie interminabile ed estenuante di stage. Stage, la parola più temuta dopo “infezione da COVID-19”, è quello che ci perseguiterà per una serie infinita di anni, forse per sempre. Di storie di stage chiunque ne ha sentito parlare, ce ne sono davvero di assurde e imbarazzanti e ci si potrebbe scrivere un libro. Dai più classici “cerchiamo stagista con 2 anni di esperienza” ai più spassosi come: “ti va di fare volantinaggio?” per un tirocinio post-laurea in psicologia. Ma non te la prendere caro umanista, sono tutte esperienze costruttive che ti aiuteranno ad arricchire le tue competenze e capire cosa vuoi, o puoi, fare nella vita. Scherzi a parte, ti aiuteranno davvero, magari non nel modo che pensi tu, magari non ti illumineranno la tua retta via, ma sicuramente ti faranno capire cosa non vuoi fare e ti aiuteranno a riconoscere al volo le persone dalle quali è meglio stare lontani… e anche questa è una competenza fondamentale!

Gaia Postizzi

“La matematica non sarà mai il mio mestiere” come unica certezza della vita. Appassionata di viaggi, libri, cibo, vino, ma soprattutto di comunicazione. Perseguo con convinzione il grande ideale di far diventare le mie passioni un lavoro e prima o poi ce la farò. 

Immagine di copertina, crediti: Angelo vettore creata da freepik – it.freepik.com

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