nacchere ventagli vino pasquale d'ascola

Il 21 maggio del 1973, a Roma, veniva a mancare l’Ing. delle lettere Carlo Emilio Gadda. E no, non vuol essere un necrologio di spiriti eletti, tant’è che questo blog non si è mai macchiato della colpa di far usufrutto delle celebri sparizioni. Suona strano anche l’anacronistico tempismo di pubblicazione: un sabato anziché un mercoledì. Ciò che segue, poi, non ci piglia proprio per nulla con il nostro habitus.

Rimescolanza e innovazione per un primo assaggio di pastiche.

Quando in redazione è arrivata la storia (tra reale e irreale ma comunque frutto di esperienza scolastica) del professore e regista teatrale Pasquale D’Ascola, non ci abbiamo capito molto, senonché un certo valore traspariva abbastanza chiaro. E, nel leggerlo, vi si assicura una tarantella con nacchere, ventagli e vino.

A noi, ci ha ricordato l’arzigogolata penna di Gadda. Pasquale ha ringraziato, schivato e infine accettato questo accostamento. A patto che il tutto fosse condito d’ironia «Per non essere frainteso benché sappia che nulla si intende e tutto si fraintende» (cit. estratta dal carteggio elettronico con Pasquale).

Il testo di Pasquale D’Ascola.

Prologo in cielo

C.a. Dir.ce prof.ssa Dirce Riaci e p.c. C.A.
Noi S. Firmatari, portiamo all’ att. Vs. che la prof.a Nausicaa di Arte Scenica 2, anche in presenza di
studenti e/o studentesse, abbracciatili e allargate loro le gambe con il suo proprio ginocchio mano
mette agli organi dei colleghi: ciò per solito in preda ad alcool. Il M° accompagnatore Piccolellis avendo respinto più volte la professoressa, è stato obbligato ad altra classe. Riferisce che ella bacia o
si cede a copule simulate per mostrare agli studenti come sbrogliarsela in scena. Peraltro insegna nacchere e uso del ventaglio. Con oss.za Maestri Latìta, Prevosti, Mandriani, Musumeci, Tambroni. Sul tavolo del consiglio accademico in riunione, l’esposto giace a pancia sopra tra le circolari del Ministero e gli sguardi prudenti e perplessi dei consiglieri. Il prof. Mannò di viola e Piedritti di chitarra frenano con gli occhi, i propri, le rispettive risate. Le dita strette al rosario che la Dirce Riaci tiene sempre avvinto al polso, la sua mano destra giace sul foglio en attitude di Cigno. Il rosario è il placebo per le delibere dolenti: si affidi alla prof.a Nausicaa la regìa di “Nina pazza per amore” di Paisiello. La Dirce immagina che mossa dal compenso per le ore extra cattedra la Nausicaa si chéti.

Ingenuità colpevole. Promovúter ut amovúter, murmùglia in camera caritatis cioè al bar del Consevatorio, il maestro Latìta.

Atto primo

Il professor Colandro, di Arte Scenica 1, fa voci da tempo che la Nausicaa quanto non è capace di stare al ruolo del suo nome, tanto è estranea a quel di regista, che ignora, stante la sua carriera di Flora o Annina e non ultra in Traviata per la compagnia lirica del defunto marito, M° Tortona, da Asti sua città natale. Al saper della Nina assegnata alla Nausicaa il professor Colandro dà di matto, affronta la direttora a pugni duri ma li scarica sulla di lei scrivania sì che il rosario ne sobbalza e poi, al porcone semplice – il professor Colandro, argentino doppio passaporto che lo abilita all’Italia è noto per porconi complessi «va’ a giocar con gli aborti della Barbie de la puta que te parió» dove puta nell’intenzione suona per troia – al porcone semplice il rosario, oh miracolo, pare salti giù dal tavolo da sé. Richiamo scritto e processo al comité di disciplina: il porcone finisce nel suo fascicolo personale e il Colandro si dimette, specie per il fatto che, causa la Nina, gli è stato sottratto il budget dei corsi che egli, e con gran esito tra gli studenti, organizza con nomoni esterni all’istituto.

La Dirce Riaci però «Lei è un animo nobile non può» ma, da quel momento, in servizio egli si aggira in divisa verde ospedaliera. Conscio dell’ambiguità nel dire, a. d. r. Sono tirocinante qui in psichiatria.

Atto secondo

Primo giorno di prove di Nina.

La Nausicaa, all’attraversare il cortile del Conservatorio, presa da vertigine barcolla e vomita, per caso sul tombino del cortile stesso; una bidella presto accorsa dilaverà a sistolàte il contenuto vinoso dello stomaco della Nausicaa.

Molti studenti osservano che la professoressa indossa calze autoreggenti smagliate sulla coscia, una sola delle due; risate sottomesse. Di seguito la professoressa è sempre ubriaca. Per tutta indicazione agli studenti grida «Fate come faccio io» e ondeggia in palcoscenico tra i pupi del suo delirio. Ai suoi candidi studenti racconta che occorre rinnovare la regia italiana: che Nina è lesbica, che Lindoro la violenta perché lei ama le contadine del villaggio; le coriste tutte.

Atto terzo

In recita, la maggioranza degli studenti, coreani per natura succubi, si attiene al «Fate come faccio io».
Per l’intera durata dello spettacolo Nina, sconciata in effige anche da comparse camerieri e paesani,
si avvinghia ai soprani leggeri del coro donne, le bacia mentre Lindoro la masturba, simula, attraverso la gonnona a fiori.

Tutti in scena barcollano, convinti che si tratti di regia italiana rinnovata. Non ne sanno niente ma… vox populi. Colandro si aggira e rigira.


Sipario


Lecco. Maggio, 2, 2022
p.e.g.d

Pasquale D’Ascola

Laurea in lettere e due diplomi: di maturità classica e della Scuola d’arte drammatica Piccolo Teatro di Milano. Regista teatrale di opera, prosa e radio-televisione in Rai e RTSI e per 35 anni insegnante di recitazione – arte scenica – al Conservatorio di La Spezia prima, poi di Milano fino alla pensione. Da sempre intrattenuto dalle parole. Scritti e corretti e adattati su commissione e per necessità drammi, serie e programmi, sketches, brevi atti unici e almeno due grandi lavori didattici: Forse ma non ne siamo del tutto sicuri Le rovine di Violetta. Per distrazione o volontà o forse voluttà insieme, di queste ultime e di tanti altri miei lavori ho perduto ogni traccia. Il resto ha dda veni’…

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I Laureati
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