Mestiere Neologismo da architetto ad architutor

Come si inventa un mestiere? Innanzitutto pensando a chi si è realmente, alle proprie attitudini e capacità, a cosa manca attorno a noi (a ciò di cui abbiamo bisogno) e poi trovando il modo di comunicare tutto questo. E poi si inventa un neologismo per il proprio lavoro, come ha fatto l’autore di questa settimana che da architetto è diventato architutor.

L’articolo di Nath (Irriverender) Bonnì

In realtà era nell’aria da anni e forse non ho voluto vedere i segnali. Quando ho portato i voti del figlio del mio vicino di casa dal 3 al 9, in cambio di un posto per il mio motorino nel loro garage.
Ma anche quando mi bruciai completamente, per inesperienza, un colloquio al Centro Impiego, con una tizia che cercava di capire se ero un profilo dipendente o un profilo autonomo, e ogni mia risposta lasciava intendere che io a lavorare autonomamente mi sentivo da dio.

Venivo da tre anni post lauream, a ritenuta d’acconto. Avete presente il concetto di “win win”? ecco, io lavoravo con una modalità “lose lose”: senza le tutele riservate ai dipendenti e senza la libertà dei veri lavoratori autonomi. Peccato che, in cinque anni di corso di Laurea in Architettura, solo un docente ebbe il coraggio di dirci che “saremmo stati pagati meno di una colf ucraina” [TESTUALE].

Mi mangiavo le mani per non aver seguito la carriera dei miei genitori medici, ma quella “strada spianata” tanto decantata nelle parole dei miei zii mi aveva convinto a fare altro. Ancora non sapevo quanto difficile fosse il percorso post lauream di un architetto e quanto poco pertinente con tutto ciò che avevo imparato in facoltà. Burocrazia e ristrutturazioni di wc.

Ricordo tanti colloqui degradanti, spesso in luoghi poco raggiungibili, nella profonda provincia. A volte mi convocavano solo “per curiosità”, oppure si lanciavano in domande indiscrete, come l’architetto che mi chiese se avevo un letto matrimoniale e se ci dormissi occasionalmente con qualcuno. Mi serviva un lavoro stabile per fare mia la città di Milano.

Metamorfosi di un architetto

Così ascoltai il consiglio di un amico e iniziai a cercare fuori dal mio settore, depennando o quasi la laurea nel CV. Ricordo il colloquio dove sentii per la prima volta parlare di tempo indeterminato, buoni pasto, ROL, RAL, ferie, TFR. Di certo significava investire mesi, forse anni, a fare cose non inerenti ai miei studi, ma accettai. Nel frattempo, mi iscrissi a dei concorsi per docenti, spendendo un’infinità nei libri per superarli, ma quei concorsi vennero posticipati o addirittura cancellati, lasciando a piedi tante persone come me.

Col mio posto in azienda avevo comprato casa a Milano, e senza un affitto sul groppone avevo potuto fare il passaggio al part time. Con l’avvento del job act era sempre più difficile lasciare quel posto di lavoro e nel mio settore trionfavano la finta partita iva e l’inseguimento dei pagatori.
Così presi una decisione: le mie sventure potevano essere messe a frutto per aiutare chi non c’era ancora passato.

Quella figura che mi era mancata potevo essere io.

Decisi di diventare un ArchiTutor, una figura professionale che guida l’aspirante architetto dai suoi studi superiori al post lauream.

Cosa faccio oltre il neologismo?

La mia offerta formativa era molto ampia: lezioni private a studenti delle scuole medie e superiori, su matematica, storia dell’arte e disegno, ovvero le materie che avevo preparato per il “concorso fantasma”. Avendo una predisposizione per la logica, e memore del mio risultato al mio stesso test, iniziai a preparare studenti per i test d’ingresso di architettura, design ed ingegneria. Ogni recensione di uno studente euforico che era passato, ne portava almeno altri tre.

Poi c’erano gli universitari, che aiutavo con i software di modellazione 3D e render, programmi di grafica per la postproduzione, e i neolaureati, che aiutavo revisionando il loro curriculum, il portfolio, il profilo linkedin, creando un bel logo e dando identità al loro progetto, ma soprattutto aiutandoli a non cadere nella rete delle gavette infinite. Siamo in un’epoca in cui il passaparola offline non è più indispensabile e i baroni non hanno più appigli per costringere i giovani allo sfruttamento. Con wordpress, la SEO, e il copywriting, possono farsi conoscere tramite un sito e un blog, e così alla fine ho messo a frutto anche le cose imparate in azienda.

Essere architutor oggi

Il mio lavoro ha anche una parte no profit, tramite un blog in cui carico risorse gratuite, video-pillole, e intervisto professionisti che hanno saputo reinventarsi, per trasmettere l’idea che è possibile cambiare se lo si vuole realmente. Non so come mi vedano da fuori. Per un boomer, forse, una persona che non fa il lavoro per cui ha studiato, ha fallito.

Quello che so è che sono felice. Amo far parte della crescita professionale dei miei studenti, giovani e meno giovani. Sono ancora nell’albo professionale, ma non esercito.
E se qualcuno mi offre un lavoro d’architettura, come spesso capita, gli chiedo se, proponendolo proprio a un architutor, aveva intenzione di offenderlo.

Nath Bonnì

Nath (Irriverender) Bonnì

Architetto, docente, saggista e vignettista. Scrivo di architettura, contro le gavette infinite e la finta partita iva, di didattica open source. Scrivo per Fatto Quotidiano Blog, UltimaVoce ed altre testate. Insegno WordPress, SEO Copy, Software 3D/render, e preparo per concorsi e test d’ingresso per Irriverender Studio Formazione.

Ci teniamo a ringraziare Nath per la sua partecipazione. In lui abbiamo trovato un collaboratore professionale e puntuale, per cui immaginiamo che lo sia ancora di più con chi può pagarlo [a differenza nostra!]. Per questo, ad ogni aspirante architetto che possa averne bisogno, consigliamo di visitare il suo sito e contattarlo.

La Redazione di Le Faremo Sapere
Default image
I Laureati
Articles: 43

Leave a Reply