L'ultima scialuppa di salvataggio

Affacciarsi per la prima volta al mondo del lavoro è accostabile, per molti tratti, ad una traversata in mare: un orizzonte infinito, capriccioso ma pieno di possibilità. Lo affronteremo, questa settimana, con la storia di Simone Traversa che, a bordo dell’ultima scialuppa di salvataggio, ci racconterà come salpare dal porto sicuro della filosofia verso il “nuovo mondo” del data science.

L’articolo di Simone Traversa.

Iniziai l’università allo stesso modo in cui ho concluso il mio quinto anno di liceo: senza avere bene in mente quello che stavo facendo.

Scelsi filosofia perché avevo avuto un’ottima insegnante e perché era quello che avrebbe voluto fare mia madre.

Entrai senza troppe aspettative, confortato dalle narrazioni dei miei sul fatto che avere una laurea mi avrebbe aperto le porte del mondo del lavoro e che con filosofia avrei potuto fare un po’ tutto: Marchionne non era laureato in filosofia?

Conclusi l’università allo stesso modo in cui l’avevo cominciata: senza avere bene idea di quello che avrei fatto dopo.

Primi approcci all’acqua: le candidature a tappeto

Quei cinque anni però mi avevano lasciato una convinzione: qualunque fosse stato il mio futuro, di sicuro, non sarebbe stato all’interno dell’accademia. Pur essendomi laureato con il massimo dei voti, avevo capito che studiare filosofia non mi appassionava.

Forte della convinzione che una laurea mi avrebbe aperto tutte le porte del mondo del lavoro e che Marchionne era filosofo, iniziai una delle pratiche più conosciute dai neolaureati: la candidatura a tappeto a qualunque offerta di lavoro.

Uno di quei momenti memabili, della serie «e se la ricerca del lavoro fosse essa stessa il lavoro?».

Mi ritrovai a fare lavori francamente deprimenti, finché, in seguito a un corso e uno stage di tre mesi (ovviamente non retribuito), all’età di 26 anni mi venne offerto un contratto in apprendistato come redattore all’interno di una casa editrice.

La scialuppa di salvataggio

In casa editrice, per la prima volta, ebbi l’impressione di sapere cosa stavo facendo: da una parte era scattata in me una certa forma di gratitudine poiché mi sembrava di essere approdato nell’unico posto disposto ad assumere un laureato in filosofia, qualcuno che fosse disposto, nonostante la mia scelleratezza giovanile, a offrirmi un’opportunità; dall’altra era scattato un senso di sollievo tale da farmi sentire come se avessi preso l’ultimo posto sull’ultima scialuppa di salvataggio.

In effetti era così.

Il mondo dell’editoria e, in generale, il mondo che gira intorno alla cultura, è povero, ristretto, promiscuo, irrazionale e molto poco colto. Avere l’ultimo posto sulla scialuppa non ti garantisce di salvarti, semmai di restare in salvo per un po’. Infatti, dopo tre anni di contratto in apprendistato, non venni rinnovato e, al mio posto, vennero prese due stagiste pagate un terzo di quello che prendevo io.

Mi ritrovai di nuovo in mezzo al mare.

Prove di galleggiamento: da solo in mezzo al mare

La scialuppa dell’editoria se n’era andata e non avevo più intenzione di salirci, dunque che fare?

Durante i miei tre anni in casa editrice mi ero sentito al contempo in salvo e in trappola: se l’unica via di salvezza che hai è quella scialuppa, allora sei disposto ad accettare tutto, anche un capitano bizzoso e svilente, uno che non perde occasione di ricordarti quanto precaria e contingente sia la tua presenza lì sopra.

Quando il capitano di quella scialuppa mi ha mollato in mezzo al mare, salvo il primo shock dovuto al contatto con l’acqua gelida, la sensazione è stata di sollievo: finalmente non dovevo più sentirmi umiliato, non dovevo più vivere col timore che se avessi perso quella scialuppa per me sarebbe stata la fine. D’altronde, con una laurea in filosofia, cos’altro avrei potuto fare?

A quel punto ero in mezzo al mare e non mi restava che nuotare.

La scialuppa di salvataggio parte II

L’idea di dedicarmi alla data science è nata pian piano: ero partito da un master in digital marketing, salvo poi rendermi conto che a interessarmi era il funzionamento degli algoritmi più che la pubblicità. Così mi sono iscritto alla ASAI – Advanced School in Artificial Intelligence al CNR e, nel frattempo, ho seguito svariati corsi online in programmazione, statistica e data science (la pandemia mi ha regalato molto tempo da dedicare allo studio).

Al momento sono un consulente software, non ancora un data scientist, ma ho iniziato il mio percorso a bordo di questa nuova scialuppa di salvataggio.

Anche se la traccia non è ancora perfettamente delineata (e chissà se lo sarà mai), posso dire di sentirmi più sereno, non più sotto ricatto o destinato a dover accettare qualunque condizione pur di poter restare a bordo.

Mi sento più libero e questo è già molto.

Simone Traversa

Simone Traversa

Nato a Torino, ma trasferito a Roma, ho studiato filosofia, ho intrapreso la carriera all’interno del mondo dell’editoria per poi uscirne dopo tre anni per entrare nel mondo dell’informatica e dei dati.

Coltivo freneticamente diversi interessi: scalo, suono, leggo e gioco ai videogiochi. Vorrei progettarne uno.

I Laureati
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