La scalata interminabile della graduatoria di Angela De Nicola

L’interminabile scalata (della graduatoria)

Se l’aggiornamento della graduatoria biennale fosse più simile a una lunga scalata sulle montagne, piuttosto che a un mero adempimento burocratico? Quando si parla di insegnamento, il popolo dei Laureati ha sempre qualcosa da dire… In attesa di arrivare sulla vetta!

L’articolo di Angela De Nicola

È peggio del Bollo Auto: la “Scadenza” quando arriva è un richiamo, si fa sentire. Pesa sul bilancio di ciò che stai facendo o stai tentando di fare e ti fa pregare la bilancia perché, a partire da almeno un paio di mesi prima, non dica tutta la verità su quanto hai mangiato per gonfiare di speranze l’attesa e anche il girovita… è lei, è proprio lei: la scadenza biennale dell’aggiornamento in graduatoria.

Che sia terza o seconda fascia per Insegnamento o conferma in lista Personale ATA, poco importa. Di fatto è una scadenza e come tale fa presupporre un pegno e una ripartenza ai nastri. Una corsa. Impietosa, agitata, anche un po’ ridicola, come ridicola è la vita nei suoi dettagli più grotteschi. La scadenza. L’universo monadistico della Scuola.

L’annuncio mesi prima, tra navigazioni in anfratti e scogliere di notizie fumose, fluttuazioni nella baia del “forse riapre, forse a primavera, forse non so”, stazionamenti in siti di sindacati adiacenti ai personaggi degli oceani salati di noi statali in cerca di navig-autore. Non una navigazione qualsiasi…

Proprio una scalata!

Faticosissima, giocata sopra le sigle criptate degli istituti e dietro le cifre dell’ammontare in numero di inserimenti possibili… giocata sopra i punteggi, i titoli di merito e sopra le deroghe, le sospirate deroghe che danno fiato e ossigeno alla rimonta in graduatoria. Ogni arcionata, un pegno. E noi scalatori intenti ad accumulare le picconate delle competenze dei corsi di aggiornamento, master addirittura. La fune è tesa, l’arrampicata è sempre la stessa, la sentieristica è un po’ da ripassare: una sfida corsa anche in nome dei caduti sul fianco della montagna, i rinunciatari che hanno preferito sostare nelle pianure paludose dello stagismo o negli anfratti del “che te lo dico a fare se preferisco fare il banconista o la cassiera”.

La Montagna sacra, Gotha dello stipendiato, è il sogno proibito dell’italiano onesto fresco di laurea e di media ambizione. Non sanno quante volte l’Everest sarà affrontato e riaffrontato dal basso.

La chiamata in gara

E finisci una mattina di venerdì ad avere l’annuncio sul primo gruppo che ti capita di notificare: parte la chiamata per la nuova scalata della graduatoria. Tempo di percorrenza: un biennio. Possibilità di recessione al rifugio base: poche, da non escludere. Effettiva possibilità di raggiungere la vetta: un venti per cento in più rispetto al biennio precedente. Nuova corsa, nuovi pegni, nuova gara. Tutti ai nastri di partenza, o rocciatori del vostro domani.

E si raggiunge il campo delle “punzonature”: la sede sindacale. Non un comfort, non un colore, sorrisi intorno quasi assenti, poche sedie e molti in piedi. Si gioca il domani di tutti, perciò tutti concentrati e “mai ‘na gioia”. E mentre fuori già abbozza l’estate, hai di fronte il gelo sconfinato dei muri bianco calce come se non ci fosse un domani, mentre tutti gli scalatori affaccendati coi picconi-cartacei si guardano di sottecchi.

Una varia umanità

L’avvocato convertito all’insegnamento per incerta fulminazione sulla via di Damasco. Il concertista che si è fatto l’on stage con tutti i Vip del rotocalco, ma che nel frattempo deve rapportarsi non al Jazz ma all’improvvisazione del mentore da scuola media inferiore. La mamma che “ho lasciato i bambini a casa e meno male che c’è mio marito però è disoccupato da tre mesi e quindi qui una mano la devo dare per forza io”… e tu.

Tu che ripassi punteggi e competenze e ti chiedi se valga veramente la pena, se è giusto spendere ancora parte di sogni e aspettative a gareggiare, a registrarti numero vincente o perdente di questa scalata antiumana di varia umanità, che siederà  in cattedra ormai stile vecchio saggio e che anzi il primo giorno di scuola finirà per leggere ai nuovi rampolli un famoso passo del suo “Come diventai insegnate, ovvero delle cime innevate che imbiancarono i capelli”.

I coriandoli della vittoria furono neve d’estate perché l’annuncio della vetta raggiunta in pieno agosto mi assicurò il primo inverno da stipendiato perenne. E per un nuovo ibernato altri giovani vecchi si prepareranno all’avventura; tra sgambetti, occhiolini, solidarietà inespresse e colpi di scena, l’Everest rimarrà sempre lì a ricordare a tutti che finchè ci sarà Istruzione regnerà corrispettiva la Distruzione. Di tanti scarponi vecchi e malandati. Ormai andati.

Angela De Nicola

Laureata in Lingue Straniere, appassionata di comunicazione. Nell’attesa di capire se sono degna o no di far parte di un organico scolastico, mi guardo intorno e abbocco di quando in quando a offerte di lavoro diverse. Collaboro con associazioni cercando di promuovere il Bello, che sento essere una conquista quotidiana.

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