Le storprofessione psicomotricista

Le storie che salvano: professione psicomotricista

Iscriversi a Lettere significa avere davanti un universo di possibili declinazioni per le nostre carriere. Una cosa ci accomuna: credere nel potere delle parole ed essere certi che le parole, unite a formare una storia, spesso ci salvano e ci indicano la via. In questo caso ci guidano dentro la professione di psicomotricista funzionale.

L’articolo di Benedetta Benini

Fin da quando ero bambina, mi è sempre piaciuto leggere e scrivere storie. Durante la mia carriera scolastica le ore di italiano erano le uniche in cui mi sentissi davvero a casa. Volevo fare la scrittrice, oppure la bibliotecaria, meglio ancore la bibliotecaria scrittrice.

Naturalmente, quando passai all’Università, scelsi la facoltà di Lettere. A unanime giudizio degli studenti più anziani era l’unico indirizzo di studi capace di “aprire la mente”. Ero orgogliosa della mia scelta. Stavo investendo sul mio futuro e in più studiavo ciò che amavo: non avrei potuto chiedere di meglio.

Nel frattempo, mi sperimentavo come insegnante: qualche ora di ripetizione lì, un aiuto-compiti là. Dopo qualche vicissitudine, capitai in un doposcuola gestito da religiose e mi buttai con entusiasmo anche in questa esperienza. Fare i compiti con un branco di bambini? Niente di più facile!

Le parole che guidano

Mi sbagliavo. I primi giorni furono un susseguirsi di frustrazione e panico. Potevo anche avere ottime conoscenze e una dose abbondante di buona volontà, ma ben presto mi trovai a combattere con un gruppo di bambini che non aveva la minima intenzione di starmi a sentire. Ricordo bene il senso di straniamento che provai in quel momento… forse, dopotutto, non ero poi così capace e competente come credevo. Forse, dopotutto, alcune scelte di vita meritavano una riflessione più attenta. Forse, dopotutto, avevo frainteso qualcosa.

Un giorno successe qualcosa di brutto. Un bambino ebbe una crisi, e io non potei fare altro che stargli accanto per tutto il tempo, nel tentativo di impedirgli di farsi del male e di farne anche agli altri. Non smisi mai di parlargli, nonostante in realtà non volessi fare altro che gridargli di smetterla. A un cento punto, iniziai a raccontargli una storia, una qualsiasi, che inventai sul momento. E quando mi fermai per prendere fiato, lui mi chiese: “E poi cosa succede?”

Storie che salvano

La crisi, così come era iniziata, era finita, ed era finita grazie a una storia. In quel momento compresi l’enormità di ciò che era successo: una storia, per quanto semplice, per quanto bizzarra e zoppicante, inventata lì per lì, aveva catturato l’attenzione di quel bambino così difficile. “Ti piacciono le storie?” chiesi. “Non tutte” rispose, asciugandosi le lacrime, “solo quelle belle.”

Fu così che, una volta conquistata la mia laurea, decisi di non arrendermi. Ricominciai a studiare cambiando completamente versante. Mi informai su tematiche educative, mettendo nella mia personale faretra nuove frecce da lanciare. Mi chiesi se intendevo fare la maestra, ma poi mi dissi che non era quello il mio obiettivo: io volevo entrare nel mondo dei bambini, non con prepotenza, ma in punta di piedi, con rispetto e leggerezza, per tenerli per mano e sostenerli nelle loro difficoltà.

Professione psicomotricista

Nel frattempo sono trascorsi diversi anni e ho fatto della Psicomotricista Funzionale® la mia professione. Con questi studi, la passione per il mio lavoro e l’amore per le belle storie potevano coniugarsi e trovare una combinazione perfetta. Durante una seduta con i bambini si gioca, ci si muove, si racconta, si inventa. Ci si adatta gli uni agli altri, lo scontro diventa lentamente un incontro, le difficoltà non scompaiono ma un po’ per volta emergono potenzialità che nemmeno sapevamo fossero tali. Si disegna, si pasticcia, si inventa un gioco: da uno scarabocchio può nascere un fiore, una storia, una comunione di anime sensibili.

Avevano ragione, quegli studenti più anziani: credere nel potere delle parole, delle storie e della creatività mi ha aperto la mente e mi ha reso una persona migliore, capace di mettersi in discussione e di analizzare le situazioni non solo fissandole su carta, ma anche scoprendo ciò che va oltre la carta stessa, ovvero l’ineffabile. L’insostenibile leggerezza dell’essere. Il coraggio di uscire dal proprio guscio e andare verso gli altri, con tutto il contorno di fragilità che questo comporta.

Laurea in Lettere? Bella storia!

Non credo sia un caso, se in certe zone d’Italia si sentire dire “bella storia!” per commentare un evento che ci ha colpito: ogni vita, ogni persona ed ogni storia è a sé e va accolta nella sua interezza, proprio perché ogni viaggio è unico ed è, a tutti gli effetti, una “bella storia”. Non smetterò mai di credere nel potere delle parole e nel loro potere di salvarci da noi stessi: ogni storia è bella a modo suo e le parole rendono più ordinato ciò che appare aggrovigliato e in disordine.

Sono grata per il mio percorso di studi, poiché mi ha permesso di saggiare questa dimensione in cui l’umanità delle persone si raccoglie in tantissime storie, una più bella dell’altra. A volte si pensa che con una laurea in Lettere non si possa fare granché a parte insegnare… io credo che se non avessi imparato ad amare le storie, non avrei mai imparato ad accostarmi a chi ha bisogno di ritrovare il proprio equilibrio. A chi fatica ancora a trovarlo, io suggerisco sempre la stessa cosa: nutriti di belle storie, che siano scritte da altri o che le debba scrivere tu, perché solo le belle storie sapranno farti spuntare le ali.

Benedetta Benini

Psicomotricista Funzionale®️ di professione, dopo la laurea in lettere ha conseguito un master di primo livello in Consulente didattico e rieducatore della scrittura per il recupero e la prevenzione delle difficoltà grafo-motorie presso l’Università degli Studi di Ferrara, è DSA Homework Tutor®️ ed Esperto di processi di apprendimento con percorso di formazione Erickson.

Credits di copertina: Banner vettore creata da pch.vector – it.freepik.com

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I Laureati
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