lavorare in biglietteria le faremo sapere

Lavorare in biglietteria, ovvero “delle passioni”

Lavorare in biglietteria è spesso il primo step per chi opera nello spettacolo dal vivo. Di certo non è facile, ma cosa si prova veramente a contatto costante col proprio pubblico?

Quando ero impiegato in una sala da concerti in centro a Bologna, il mio contratto part-time prevedeva molte piccole responsabilità, come a dire nessuna in particolare: messa in opera e supervisione delle copie fotostatiche, logistica della corrispondenza in entrata e uscita, ufficio oggetti smarriti. È strano pensare che molti di quegli incarichi andavano certamente portati a termine, ma non importava poi molto la qualità dell’esecuzione.

Credo che capiti spesso nelle prime esperienze lavorative (leggere per credere) e per non cedere alla vanità del tutto finisci per cercare soddisfazione nelle piccole cose, come il tepore di una fotocopia appena uscita dal cassetto.

Proprio per questo non mi aspettavo granché quando sulla mia scrivania occupata a mezza giornata è piombata l’ennesima pratica di ordinaria amministrazione: dovevo lavorare in biglietteria per i rinnovi e gli abbonamenti. Bene, ma non benissimo. Rapidamente valuto la portata del compito: 30 giorni di campagna, in dotazione alcuni fogli excel con i nominativi e i numeri di telefono, la mappa dei posti, POS e cassa. Meno di 100 persone coinvolte nell’impresa, si può fare.

Dopo un paio di giorni di apprendistato con la collega più esperta, le comunicazioni che annunciano la campagna abbonamenti partono e dalle chiamate ricevute in ufficio intuisco la fregatura: mi si prospettano 30 giorni di continuo contatto con un pubblico a dir poco esigente. La mappa dei posti è come un tetris e il nostro compito è cercare di arrivare al completamento della fila, ogni abbonato risulta irrazionalmente affezionato alla poltrona dell’anno prima e al contempo combattuto all’idea di poter avanzare.

Tutti chiamano per informarsi su eventuali rinunce, nessuno vuole rischiare di dover decidere così su due piedi se spostarsi. Qualcuno poi domanda nel dettaglio il programma musicale, comunica il proprio odio verso Debussy e riattacca. Antichi dissapori che non si estinguono. Qualcun altro timidamente suggerisce la modifica delle date. Prendo accuratamente nota.

Ora è chiaro perché anche questa incombenza è ricaduta sulle mie polivalenti spalle: tutto lascia intuire che di persona la gestione di questo capitale umano non sarà più agevole, ecco cosa mi aspetta dal lavorare in biglietteria.

Finalmente giunge il momento tanto atteso: primo giorno di abbonamenti. Sono in ufficio in anticipo e preparo tutto: piantina della sala, fogli di excel, POS, programmi musicali da distribuire. Avvicino alla mia scrivania una sedia, tornerà comoda. Sono le 10, orario d’apertura e tendo l’orecchio al campanello, un po’ in ansia: verranno?

È sulla sessantina la prima signora che raggiunge la biglietteria, una donna elegante, di quelle che immagini in pensione ma sempre impegnatissime. Entrando in ufficio saluta sonoramente e mi si pianta davanti in attesa, senza neanche un indizio sul nome da cercare nel database. Timidamente, faccio per chiederle qualche informazione, ma la collega mi da già di gomito sussurrando il cognome (uno di quelli che avevo letto praticamente su ogni targa di ringraziamento presente nella nostra sala da concerto). Al che la signora sfodera un sorriso contornato da un vivacissimo Rouge Dior.

La trovo sul computer, calcolo (non tanto rapidamente, d’altronde sono laureato in lettere) il costo dei biglietti che rinnova, inserisco l’importo sul bancomat, aspettiamo la transazione che puntualmente viene rifiutata per qualche problema di connessione. Secondo sorriso e il mio cuore inizia a battere agitatissimo, neanche fosse un esame. Alla fine con mille impacci riesco a stamparle l’abbonamento, ma una consapevolezza mi fulmina mentre le porgo la busta: non le ho mostrato la mappa! Pronto a dover chiedere scusa ancora e ricominciare daccapo la guardo e chiedo se forse avrebbe voluto cambiare posto. Mi sorride la terza volta ed esclama: “Tesoro, quel posto apparteneva al mio babbo prima di me. Non potrei mai cambiarlo”. Saluta ed esce.

Capisco subito che mi aspetta un mese di lavoro molto diverso da come avessi immaginato. Capisco anche che la gentilezza di questi abbonati è tale da non dare troppo peso ai miei errori e distrazioni.

Durante il resto della campagna abbonamenti ho incontrato appassionati di musica praticamente sordi ma determinati a mantenere il loro posto, giovanissimi ascoltatori che non avevano mai messo piede in Conservatorio, famiglie curiose di passare in una sala da concerto le loro serate. Ho visto pagare con difficoltà ma immensa soddisfazione anche i piccoli importi dei nostri biglietti. Ho parlato di musica, ho ascoltato racconti, ho ricevuto ringraziamenti per aver fatto con un po’ più di cura il mio lavoro.

Lavorare in biglietteria mi ha reso una persona migliore e mi ha reso evidente per chi facciamo musica e organizziamo concerti. Oggi vorrei tornare indietro a quei giorni di contatti umani piuttosto variegati e, per quanto possibile, raccomandarmi di non sottovalutare neanche quei momenti. Ancora di più, vorrei tornare a quel giorno in cui sulla mia scrivania è piombato il compito della biglietteria, assestarmi un sonoro ceffone e gridare: “Sarà molto meglio del tepore di una fotocopia appena fatta”.

Foto credits: Food vector created by macrovector – www.freepik.com

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Alfredo Bruno
Alfredo, co-autore del Blog (visto da Camilla): Alfredo ha talmente tante passioni e qualifiche che questo spazio non permette di descriverle tutte. Su tutte la musica, tanto da far sfigurare persino Shazam se non oltrepassiamo la soglia degli anni ‘80. Se imparasse a dire no più spesso riuscirebbe sicuramente a dormire la notte, ma non lo fa mai. Se l’avesse fatto, però, forse questo blog non sarebbe mai nato.

4 Comments

  1. Ciao autore sconosciuto, ti leggerei in eterno.

  2. Grazie per avermi fatto ricordare tutte le ore che ho passato tra i visitatori al banco informazioni di un museo dove ho lavorato. 🙂
    Esperienza spesso inevitabile per chi vorrebbe lavorare nel mondo dell’arte e della cultura, ma utile per trovare un punto di contatto con le persone che frequentano e amano quei luoghi!

    • Troppo contento che ti sia piaciuto e ti abbia ricordato qualcosa della tua esperienza. In che museo eri? Grazie mille per il feedback, spero di risentirti presto.

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