Laurea in filosofia

Laurea in filosofia, storia di un amore travagliato

Come si passa dal considerare la filosofia la propria vocazione nella vita al prendere consapevolezza che deve rimanere solo la passione del tempo libero? Studiandola e crescendo, forse. Una cosa è certa: per gli umanisti con una laurea in filosofia affrontare il mondo reale richiede dei compromessi.

L’articolo di Matteo Banti

Questa è la maxi-storia di come la mia vita è cambiata, capovolta, sottosopra sia finita. A differenza di Willy, non mi sono trasferito nel quartiere più cool di Los Angeles dai miei ricchissimi zii, piuttosto qualcuno è venuto ad abitare da me, o per essere più precisi in me, nella mia anima. Sto parlando della filosofia.

Un adolescente qualunque, un giorno qualunque durante il terzo anno di liceo, venne a scontrarsi con la cosa più affascinante che un cervellotico e malinconico idealista può udire. Una materia che s’interroga sulle grandi domande dell’esistenza umana. Una ricerca disinteressata che riflette sull’anima, sul pensiero e sulla morale. In pratica un party infinito dove tutti sono tristi e ansiosi di scoprire il senso del mondo. Perchè nessuno mi aveva mai detto niente?

Grandi amori (quasi) sempre travagliati

Con lo studio della filosofia mi appassionai veramente a qualcosa per la prima volta. Prima non avevo molta voglia di guardare oltre il mio naso, ma quando arriva Socrate le cose cambiano per forza. Capisci che stare al mondo è un’altra cosa, che il miglior modo per conoscere noi stessi è essere affascinati da ciò che ci circonda. Tuttavia, come per molti grandi amori, è stata una storia travagliata fin dall’inizio. La mia professoressa non si è mai accorta della mia passione, non mi credeva all’altezza della materia e mi creò più di qualche ostacolo. Ma si sbagliava: il mio amore per la filosofia era corrisposto, non eravamo come Jorah Mormont e Daenerys Targaryen (si, dovete abituarvi alle citazioni riguardo le pellicole). Io e quella roba lì ci capivamo alla grande. 

E così un po’ per passione, un po’ per senso di rivalsa, un po’ perché non avevo la minima idea di cosa volessi fare nella vita presi una strada che definire sciagurata è un eufemismo: laurea in filosofia. Al diavolo le prospettive lavorative, il benessere economico e tutto ciò che serve per trascorrere una vita serena. D’altronde quando porti sulla schiena un peso della rivalsa che nemmeno Atlante con il mondo sulle spalle, non è semplice ragionare lucidamente. Nel frattempo mi sentivo continuamente dire “Che bello studi filosofia! Proprio quello che volevo fare io” da gente che aveva intrapreso una carriera da dentista, ingegnere o medico.

Mia Dolan aveva capito tutto

Trascorsi gli anni in triennale a capire cosa volesse dire studiare davvero la filosofia e mi misi in gioco come desideravo. Nonostante questo però, più il tempo passava più in me c’era la sensazione che quello che stavo facendo sarebbe dovuto rimanere un hobby. Una di quelle cose che leggi prima di addormentarti o che coltivi il weekend, di certo non un investimento sul futuro. Perché? Perché con le parole – filosofiche, tra l’altro – non si mangia, a meno che tu non abbia qualità fuori dal comune e molta fortuna. Il restante 95% degli addetti ai lavori si accorgerà, presto o tardi, che alla maggior parte delle aziende del pensiero hegeliano non interessa granché. 

Vi chiederete come all’improvviso abbia potuto trasformarmi in un cinico disilluso e cosa ne è stato del giovane che passava le sere a leggere libri di Nietzsche. Semplicemente si cresce, penso. Quando mi laureai scoprì definitivamente che il nemico che avevo combattuto era immaginario, e l’unico debito che avevo estinto era quello con me stesso. Realizzai: avevo studiato ciò che mi piaceva a discapito di un più roseo futuro lavorativo. Mi travolse una sensazione di sconforto tranquillamente paragonabile all’angoscia della scelta Kierkegaardiana. Forse, però, ero ancora in tempo per rimediare, per virare bruscamente verso sentieri meno tortuosi. Così mi reinventai e dopo una serie di lunghi esami integrativi passai, con mia laurea in filosofia, a una magistrale orientata sul marketing. Non male come sembrava, se ci si abitua addirittura gradevole. Come How to Get Away with Murder.

So cosa starete pensando. E la metafisica? Il panteismo? Il logos? Se volete una morale alla favola siete nel posto sbagliato, la mia è solo la storia di un umanista come tanti che ha dovuto adattarsi al mondo reale. Quello che posso confessarvi è che non ho mai smesso di amare la filosofia, l’ho solo dovuta accantonare per vivere meglio. Avete presente Mia Dolan in Lalaland?

Matteo Banti

Persona nella media, a tratti persino noiosa. Probabilmente sopravvalutata anche se da pochi. Appassionato calcistico con tendenze maniacali, convinto ammiratore del cinema e del piccolo schermo, fruitore critico di musica preferibilmente triste. Esteta con sfrenata passione per il senso etico e chi lo possiede, in particolare quello kantiano. Per il resto: ipocondriaco, ansioso, giudicante, catastrofista e poco espansivo. Ma anche con dei difetti.

Immagine di copertina, crediti: Persone vettore creata da pch.vector – it.freepik.com

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