il videomaker e la chiamata

Il videomaker (rider) e la chiamata

Questa è la storia di Alberto, che da bravo umanista ha scelto una carriera da videomaker, grafico, rider, fotografo e tanto altro. Essere flessibili e pronti a tutto è spesso una risorsa per un Laureato, ma cosa succede quando fra le esperienze lavorative si affaccia un incontro ravvicinato con un mucchio di pinguini e una rubrica di gossip?

L’articolo di Alberto S.

Mi chiamo Alberto S.
Non perché non voglia dire il mio cognome, ma solo perché fa più figo e misterioso. Mi sono laureato al Dams nel 2018 e sono uno di quei pochi fortunati che ha trovato dei lavoretti in piena pandemia, facendo il… rider.

Sì, ho fatto da marzo fino a giugno il rider, tanto che diavolo si poteva fare. Anzi no, perché mi sono capitate delle opportunità interessanti. Io sono un videomaker e un montatore. Sono tante cose che quando la gente mi guarda pensa anche che io sia anche un coglione, specie quando sfogliano il mio curriculum. Ne avrò creati una decina diversi e alla fine mi sono anche stancato e ne ho fatto uno che diceva: montatore video, videomaker, grafico, rider, fotografo, cuoco, assaggiatore di veleni di serpenti, addetto alle vendite, controllo qualità, libero pensatore, scrittore in erba. Così che quando mando a raffica i cv senza neanche leggere l’annuncio, in qualche modo rientro in qualsiasi categoria.

Dicevo, facevo il rider per “Just Gloveero” ed era un modo per uscire da quel guscio di depressione e noia che la pandemia ci aveva gettato addosso. Ma durante questo periodo, mi è arrivata una chiamata. Erano i primo di marzo. Era un pomeriggio caldo, anche se il piumone ti cancella ogni percezione della temperatura. Sì, sono uno di quei tipi strani che non toglie quasi mai il piumone, ci devo morire sotto quel coso. Il mio torpore viene sollevato da una chiamata, una voce stridula, al di là del Po. Mi chiede e posso sentire che tra le parole non c’è alcuno spazio sentiPotrestiFareunaprovaperchèioSonostocazzoeAlloramiServeunobravotantoquantome.

Mi da dei dettagli, gli accessi ad un programma, che chiamerò “MCR: Monta come un ritardato”, e una semplice regola: devi montare delle cose di Gossip. Io le dico che non so nulla di Gossip e lei mi risponde: TantoètuttogiàscrittotudevisolousareMCR. MCR funziona in maniera simile a Canva, il programma che uso per fare il cv, vale a dire: piazzi le parole, piazzi le immagini e fa tutto lui. Non serve essere bravo, serve solo avere un cervello che non ti fa cagare addosso quando starnutisci. Quindi, io che monto da una vita, non potevo sbagliare.

Per il primo video, già scritto, dovevo solo scaricare delle immagini e metterle su. Il soggetto era… qualcosa sui pinguini tristi, non ricordo. Scarico tutte le foto dei pinguini, le metto assieme, e credetemi quando dico che non potesse esistere un video di MCR fatto meglio e più triste. Lo mando e dopo qualche giorno la tizia sopra il Po mi risponde.

– Non va bene. Io lavoro trentadue ore al giorno e, fidati, so che non va bene.
– Sì, ma cos’è che non va?
– Troppi pochi pinguini, non si percepisce il concetto di pinguino, non va bene. Rifallo.

Lei lavorava veramente trentadue ore al giorno e gestiva qualcosa come tre, TRE videomaker, che venivano pagate a p.iva quindici euro a video, in turni da otto ore. Perché, si sa, il Gossip, dopo la sanità, ha bisogno di organizzazione e rigore.

Rifaccio il video dei pinguini. Lo faccio veramente male, ma male male. Dice che è un passo avanti. Adesso, prova a scriverne uno tu: sulla figlia di un noto cantante polacco degli anni ’50 e qualcosa che ha a che fare con del cioccolato e una vacanza a Portogruaro.

Ora, non importa se sai scrivere come Dante o peggio di Costantino Vitagliano, e mi fa terrore il fatto che sappia il suo nome, il gossip è un’altra forma poetica che mi è stato impossibile padroneggiare. Scrivo qualcosa, forse usando troppi verbi. Giuro, giuro che me lo fa rifare qualcosa come otto volte. Ogni volta aggiungevo un aggettivo in più e rimuovevo una preposizione, ma me lo continuava a far rifare. Alla fine, dopo quasi un mese dall’ultima prova, mi chiama con il tono di chi gli ha strangolato il chihuahua:

Non sei abbastanza bravo per questo mondo. Devi impegnarti di più e sul montaggio non ci siamo proprio. Se vuoi posso farti fare un’altra prova, ma sono sicuro che la sbaglierai. Pecchi in attenzione e curiosità. Magari ti chiamo quando tra qualche tempo sarai migliorato un po’.

E dopo quasi un anno di corso intensivo di Uomini e Donne, di Temptation Island, dove non mi sono azzardato ad aprire un libro con meno di dieci figure, ecco che la chiamata non è ancora arrivata. Però, cavolo se la relazione tra Adriano e Francesca è travagliata.

Alberto S le faremo sapere

Alberto S.

Non sono bravo nelle presentazioni.
Alberto, laureato al Dams di Bologna, faccio video, montatore fin da ragazzo, scrivo, leggo, invento, tutto male.

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