Il vecchio storyteller e il mare

“Era uno storyteller che scriveva da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce”. Più o meno cominciava così, no? Nell’articolo di questa settimana Filippo ci porta a conoscere più da vicino il mestiere di storyteller e come, se non con una bella metafora e una storia interessante?

L’articolo di Filippo Quilghini

Ok, mi arrendo.
Non ho neanche iniziato che già mi sento in dovere di confessare.
Sono uno storyteller professionista con tanto di pezzo di carta appeso al muro. E che ci crediate o no, qualche volta porto a casa la pagnotta. A casa dei miei in realtà, in una bellissima e ridente cittadina affacciata sul mare.

Ora, non voglio incolpare nessuno delle mie scelte ma se proprio devo, forse tutta questa prudenza nell’affrontare una vita terrestre ha provocato in me un vero e proprio turbamento, quando si parla di ricercare un’attività che produca beni o servizi.
Personalmente, quando intercetto un colloquio di lavoro, mi tengo pronta una pasticca di cianuro incastonata nel secondo molare superiore sinistro. Qualcosa da buttar giù frettolosamente nel caso scoprissero che nutro grandi speranze.

Menestrelli dissimulati

Sì, è vero.
Avrei potuto evitare di specializzarmi in un mestiere la cui traduzione più affidabile nella nostra lingua è: menestrello. Qui la lungimiranza del vocabolario anglofono ha decisamente deviato la traiettoria di quella zappa che andava, inevitabilmente, stroncandosi su i miei piedi. Ma gli anni passano e prima o poi qualche lessicologo si accorgerà che certe espressioni inglesi non hanno alcun senso. Tra le tante, problem solving è quella che desta in me maggiore preoccupazione. Voglio dire, se non avessi avuto attitudine nel risolvere i problemi della quotidianità, sarei vivo?

Da problem solving è un attimo arrivare a storyteller. Quando finalmente ci avranno sgamato e sospinti a calci in qualche facoltà di ingegneria gestionale, spero di esser già adagiato sui miei allori. O perlomeno, di aver coronato il mio sogno: esibirmi nelle peggiori tea rooms di Caracas. Storytelling, dall’inglese: story (storia) – telling (to tell, raccontare), consiste nell’arte di sapersi arrangiare. Una grande bugia per unire quei puntini sconosciuti, di cui abbiamo bisogno per apparire coerenti e fiduciosi.

Etologia di uno storyteller

Il suo habitat naturale è la comunicazione e spesso si divincola tra uffici creativi di gente che ieri si fumava le canne e oggi indossa il collo alto.
Il vero motivo per il quale una fabbrica di manici di coltelli non vi racconterà mai una bella storia, pur possedendola, è che non vuole. Vuole vendere manici di coltelli.
Benché la professione non sia molto stimolante in ambito pubblicitario, quando si muove in campo puramente artistico, lo storyteller è libero di sguazzare in ogni direzione.
In quel caso osserva un duro periodo di digiuno, beve molto caffè e legge un sacco di cose.

La storia giusta è quando si arriva alle mani. Sarà il sangue dei dubbiosi, degli irrequieti e dei maldicenti, l’unico testimone di una narrazione che emoziona. Che odia e che ama.
Nel caso di un prodotto artistico, l’unico interesse di un consulente narrativo, qual è lo storyteller, sarà quello di distrarti dalle preoccupazioni legate alla tua esistenza, quali il parcheggio, spotify premium e il ticket del parcheggio.
Detto questo, raccontare storie può essere un lavoro stressante. Non sempre si trova una testa, non sempre una coda.

Ai giovani storyteller, mi sento di dare un consiglio. Oltre a quello di non farlo, se siete già dentro, suggerisco di accumulare capacità inerenti. Come un corso di Graphic design e/o Web marketing. Ottimi sono quei seminari di scrittura creativa.

La legge del mare

Personalmente ho scelto di fare il salto di livello, partecipando attivamente ad un corso per
l’acquisizione della patente nautica. Una cosa che mi darà la possibilità di governare imbarcazioni a motore entro le dodici miglia marine. Ho sempre creduto che la poesia sia tangibile e che si nasconda nelle piccole cose. Prendi il mare ad esempio, con i suoi venti e le sue burrasche. Mai sazio, assassino e, allo stesso tempo, motivo di speranza. Un pezzo di pianeta eternamente bagnato. Ogni suo frequentatore, dagli impavidi capitani agli sperduti nel nulla, ha dovuto fare i conti con la magnifica e controversa legge del mare.

Sapevate che secondo la legge del mare, un dragamine (nave intenta al recupero di mine incagliate sul fondale) ha la precedenza sui Kayak?

Filippo Quilghini,
storyteller,
automunito.

Filippo Quilghini

Filippo Quilghini

All’età di 20 anni approdo a Cinecittà dove studio regia cinematografica e trovo un posto alle mie storie (per di più comiche/per di più poco considerate). A 24 anni volo a Torino per intraprendere un percorso alla Scuola Holden che mi porterà a diventare uno Storyteller. Qui scopro il caffè americano, la neve e che, con il bancomat, puoi pagare tutto.

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I Laureati
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