Copywriter

E-commerce: i dolori del giovane copywriter

Essere assunti come copywriter subito dopo la laurea può sembrare il giusto colpo di fortuna per avviare la propria carriera. Peccato il più delle volte ci si riduca a fare molto “copy” e pochissimo “writing”. Il tutto mentre intorno a te i colleghi parlano in codice.

L’articolo di Marianna Santagata

Chi almeno una volta nella vita non si è trovato seduto nella toilette di un bagno, sulla tazza, con le mani tra i capelli a dirsi: dove ho sbagliato nella vita? Chi ha cercato ostinatamente di darsi una risposta ripercorrendo quei momenti fatali di scelte di vita in cui si è deciso di escludere ingegneria dal proprio futuro? Così, mentre il sollievo di un’altra vita ti scorre davanti, sei sempre lì, in quel bagno a dirti che il problema è solo uno: essere cresciuti col sogno sbagliato.

A diciott’anni mi sono detta con fermezza: basta, non mi farò più influenzare dalle mie velleità alla Virginia Wolf. Mi iscrissi a Comunicazione convinta di aver fatto una scelta avanguardista. Me ne pentii al primo esame di microeconomia. Ciò nonostante non abbandonai affatto le mie aspirazioni disperate, anzi, disperatamente mi impelagai in quel percorso che mi avrebbe condotto esattamente lì, in quel water d’ufficio. 

Fui assunta cinque mesi dopo la laurea in una grande azienda. Copywriter? La cosa mi pareva assurda ma anche un colpo di fortuna. Quando ho iniziato la mia esperienza lavorativa, ho scoperto di essere l’unica donna in un team di programmatori. Io, che allora non sapevo neanche le combinazioni rapide da tastiera, avrei passato le mie giornate nell’appagante ripetizione di due alienanti azioni: copia e incolla, copia e incolla. 

Il copywriter neolaureato

Circondata da parole ignote come deploy, debugging, noodle js, mi ritrovai a dover capire in che environment pubblicare o come editare in CSS, mentre continuavo a copiare e incollare. Aggiornare i contenuti significava solo riempire con parole altrui il frutto del duro lavoro altrui, inserire dei testi ideati da altri in pagine web create da altri. Intorno a me tutti continuavano a parlare di codice, di testing e di release, e io mi chiedevo quando l’italiano fosse passato di moda.

Mi chiedevo come fosse possibile che il mio collega molto più giovane senza laurea guadagnasse il triplo di me. Io dovevo essere una copywriter, accidenti! Avevo fatto comunicazione per avere più chances nel mondo del lavoro, un lavoro che avevo immaginato certamente come digitale, ma anche altamente creativo. Ed eccomi lì, in mezzo al probabile cast di un remake di Big bang theory, ma senza il fascino di Penny. 

E poi, come se non bastasse, la Lego aprì a Bologna e tutti i miei colleghi accorrevano ogni giorno a fare spese folli per poi esibire in ufficio i loro gadget. Si mettevano d’accordo su quale videogioco portare per allietare le pause pranzo mentre intavolavano un’accesa discussione sull’ultimo episodio di un anime giapponese sconosciuto ai più (o forse solo a me). E poi ancora magliette con cartoons, draghi e un epico “back to the past – CTRL-Z”. 

Il sogno sbagliato?

Nel mentre io alternavo momenti di ilarità impagabile a momenti di totale esasperazione. Ho scelto, però, sempre la via dell’ironia: se loro prendevano in giro me, che a pausa pranzo leggevo libri su libri, io prendevo in giro loro per tutto il resto.  

Mi ritrovai in quel bagno molto presto e ripetutamente, lì a chiedermi dove avessi sbagliato e perchè non capissi mai di cosa parlassero quotidianamente tutti coloro che mi circondavano al lavoro. Pensavo a quel momento, quello in cui avrei potuto dire: “sì, io voglio fare l’ingegnere”. Ma avevo il sogno sbagliato, nonostante quel sogno mi abbia fatto imparare più di quanto avessi mai immaginato prima.

Marianna Santagata

Un’insensata paura delle balene e una perenne nostalgia di Parigi. Si diverte immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ha e a sognare vite di personaggi che non esistono. Mentre scrive sul suo blog Punto nemo si chiede quando avrà il tempo di fare quello che ha in mente. La risposta è sempre: “mai”.

Credits foto di copertina: Coffee vector created by pch.vector – www.freepik.com

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