Dare ripetizioni, il mestiere più antico del mondo

Dare ripetizioni, il mestiere più antico del mondo

“Lezioni private” è una voce immancabile nel cv di ogni letterato, primo strumento della tanto sperata indipendenza economica. Dare ripetizioni, però, si può rivelare un’avventura piena di insidie, tanto da chiamare in causa Cassandra, Re Mida e Pigmalione.

L’articolo di Elena Roveri

Nel curriculum di ogni letterato, immancabile è la voce “lezioni private”, forche caudine della carriera intellettuale e sperato strumento di indipendenza economica. D’altronde, ogni giovane martire degli studi letterari sa che dovrà misurarsi, nella propria vita terrena, con un discreto numero di malcapitati liceali, per guadagnarsi un posto di rispetto nel paradiso degli umanisti. In attesa di conversare amabilmente al tavolo celeste di Dante o di Leopardi, occorre fare i conti con l’ingrata routine quotidiana e procurarsi un guadagno nobile e sicuro.

All’alba degli studi universitari in lettere classiche, ricordo bene la rapida analisi delle possibilità occupazionali, compatibili con una vita di esami. Scartati tutti gli impieghi che richiedessero una qualche abilità fisica – secondo il buon clichè del letterato maldestro -, restava soltanto la strada del dare ripetizioni private. D’altra parte anche la brutale saggezza popolare viene in aiuto in certi casi: “chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”. 

Cominciò così la facile ricerca di ragazzi e ragazze in crisi liceale, pronti a tutto pur di strappare un sei alla versione di fine quadrimestre. Infatti, non fu una missione impossibile trovare un discreto numero di studenti, in un paesino in cui chi conosce il greco si conta su una zampa di gallina. Tuttavia, ancora non avevo fatto i conti con i prevedibili ostacoli di un’ora di ripetizioni, che ancora oggi scavalco a fatica – mi ripeto, non sono un’atleta .

Cassandra, profetessa inascoltata

Inutile ripetersi che si tratta di un lavoro socialmente utile, quando alla quinta ora di “rosa, rosae, rosae, rosam, rosa, rosa”, la mente nuota alla ricerca di un salvagente sicuro (spesso un sonetto petrarchesco o un esametro virgiliano). La prima condanna di un insegnante privato nel dare ripetizioni è quindi la preveggenza inascoltata. Infatti, nell’attesa che le avanguardie didattiche creino metodi infallibili per inserire nelle pieghe delle giovani menti qualche paradigma greco, gli insegnanti privati sfruttano la sempreverde tecnica della ripetizione. Rari sono gli studenti capaci di ascoltare le mie sacre predizioni, ma altrettanto frequenti sono i miei “te l’avevo detto”. 

Re mida e i dizionari (non ancora) dorati

Se trasformassi tutto ciò che tocco in oro, non darei ripetizioni e forse terrei i miei dizionari di quaranta chili in cassaforte. Riconosco di non poter vantare ancora la carriera di Piero Angela, ma sembra sempre più difficile chiedere una degna ricompensa del lavoro intellettuale. Provo quasi vergogna a far valere i miei studi, perché non salvo vite umane, né riparo caldaie a dicembre. Ma noi letterati siamo inguaribili romantici e speriamo sempre nel lieto fine, in cui viviamo felici e contenti (e ricchi). Mentre, esule, vago tra una casa e l’altra a dispensare il mio poco sapere, mi consola pensare che anche Dante chiedeva asilo in cambio di favori culturali.

Pigmalione e l’arte del raccontare

L’arte del coltivare menti acerbe mantiene tuttavia il suo eterno fascino. Creare una cultura condivisa che unisca secoli e intelligenze esercita un appeal senza tempo, in grado di motivare anche la più frustrata Cassandra e il più misero Re Mida. Chi ripete e insegna ha forse avuto la grande fortuna di incontrare qualche Pigmalione sulla propria strada; decidendo così di continuare a raccontare il mondo agli altri, come l’ha sentito un tempo raccontare a se stesso.

Elena Roveri

Laureata in lettere classiche e appassionata di arte, poesia e musica, purché classiche. Insegno da poco, ma conto già gli anni in quadrimestri.

Cretits foto copertina: Scuola vettore creata da vectorjuice – it.freepik.com

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