che cosa fare con una laurea in lettere?

Cosa fare con una laurea in lettere?

Cosa fare con una laurea in lettere? Non i milioni, starete giustamente pensando. Almeno non nella maggior parte dei casi. 

Questo blog è la nostra risposta a decine di variazioni su questa domanda. Sarebbe difficile chiedere a chiunque di riassumere una buona fetta del senso della sua vita in un semplice articolo. Per questo all’inizio della nostra avventura abbiamo pensato ad una raccolta e per farlo sapevamo di aver bisogno di gente come noi, dei Laureati. Dopo alcuni mesi e diversi articoli dopo, ci siamo ritrovati a pensare all’inizio della nostra vita da umanisti e – fortunatamente – della nostra amicizia.

Quando ci siamo iscritti alla facoltà di lettere moderne dell’Alma Mater Studiorum non lo abbiamo fatto perché è l’università più antica del mondo, perché ha ospitato nelle sue aule alcuni dei più grandi letterati dei tempi passati, perché è simbolo di un sapere trasmesso ininterrottamente da generazioni. Lo abbiamo fatto, forse inconsciamente, perché qualcosa dentro ci spingeva in quella direzione. Dopo 7 anni dalla prima lezione su quei banchi ancora non sappiamo dare un nome a quella spinta, ma abbiamo tante altre cose da dire. 

Perché una laurea in lettere? 

Forse è difficile rendersene conto, ma negli anni universitari viene concesso un grande privilegio: lavorare ogni giorno sulla bellezza. A volte nascosta, a volte complessa, a volte incomprensibile, ma pur sempre bellezza. E la intendiamo nel suo significato più profondo, vicino a ciò che è buono, a ciò che per l’antichità classica è ritenuto un valore supremo. L’abbiamo trovata un po’ ovunque, anche nel Dialogo sopra i massimi sistemi di Galileo, e abbiamo imparato a riconoscerla e ad apprezzarla. 

Non per dire che le avventure di Torquato Tasso debbano commuovere o che si rischi la sindrome di Stendhal di fronte a una tabella di fonetica articolatoria, ma diciamo la verità: la gran parte dei nostri testi universitari si trova sugli scaffali delle librerie d’Italia e questa è sempre una gioia.

Ogni verso, ogni parola nuova, ogni autore sconosciuto, ogni paradigma latino (no, questi forse no) ci ha lasciati profondamente innamorati di quello che abbiamo studiato ma al tempo stesso consapevoli della cura necessaria per dedicarsi alle parole. I temi del liceo, con i loro finaloni ad effetto in pieno stile Il Grande Gatsby, non sono l’ultima frontiera della scrittura. Questo lo impariamo presto. Dal primo giorno della laurea in lettere si è chiamati a comprendere il valore della creatività in punta di penna, misurandosi con le difficoltà di un universo in cui sembra sia già stato detto tutto. Fra gli ostacoli, si affina l’attitudine al pensiero originale, ma serviranno molti esperimenti. Unica buona notizia? Non occorrono laboratori e reagenti, basteranno una penna e probabilmente una moleskine…

A cosa ci prepariamo con una laurea in lettere?

Con inestinguibile convinzione si ignorano tutti i segnali d’allarme fino al conseguimento della laurea. Ora lì fuori ci sono recruiter inaccessibili, startup in cerca di ‘giovani motivati’ e il profilo LinkedIn d’ordinanza, orlato da quella scritta “open to work” su fondo verde speranza, una contraddizione in termini.

Giunti alle prime esperienze, non importa se stiamo lavorando ad un opuscolo per il mercato a km0 del paese,  per un ente benefico sconosciuto e senza una lira, a scuola davanti a una ventina di teste pesanti o alle dipendenze di un despota poco illuminato: tra i banchi impariamo ad assumerci le responsabilità delle nostre azioni, siamo spinti – forse ingenuamente – a ritrovare nelle cose del mondo la bellezza a cui siamo stati abituati e questo ci porta a credere nelle cose tanto da dire “lo farei anche gratis”

La nostra mente è allenata al pensiero laterale, il problem solving entra nel nostro DNA, D’altronde, siamo stati abituati a non vedere mai le cose da un’unica prospettiva. Prendete una poesia o un qualsiasi testo e le infinite vie per analizzarlo: linguistica, filologica, storica, interpretativa. Guai a non sapersi destreggiare tra l’una e le altre. 

La Storia della letteratura, inoltre, ci ha resi privi di pregiudizi e pronti ad investire tutto seguendo solo la qualità del risultato finale. Dopo una vita da meccanico e con qualche lavoretto da giornalista, José Saramago ha pubblicato a 60 anni il suo Memoriale dal Convento, il romanzo che gli permise di sostituire sul CV “edito presso me stesso” con  il nome di una casa editrice. Non bisognerebbe mai considerarsi troppo vecchi per tentare qualcosa in questo settore, né tantomeno per cambiare!

In sintesi, cosa sappiamo fare?

Sul dorso di un croccante Laterza una volta abbiamo letto che la società è diventata liquida. Probabilmente è proprio così e questa liquefazione è andata a discapito (o forse giovamento) del nostro umanista, che non può riconoscersi in una sola figura lavorativa.

Siamo duttili, modellabili, pronti a sperimentare continuamente, reduci da quell’allenamento alla creatività in un mondo di già scritto e di già detto. Riusciamo ad amare il lavoro, certe volte anche irrazionalmente, e questo è un valore che non insegnano nei corsi di self-branding.

Ricordate la storia delle lingue morte, che in realtà sono sempre vive? Forse è vera come suggestione,  ma è un dato di fatto che il latino abitui ad una certa solidità della conoscenza (cosa può ancora cambiare?)… Invece la gran parte degli strumenti di lavoro di un umanista non fa che cambiare, così si rimbalza da Drive a Canva, passando per Lumen 5 e – nei momenti peggiori – il Business Manager di Facebook. Un Laureato sa che non finirà mai di imparare, fortunatamente, piangendo sul Campanini-Carboni e il Rocci alla ricerca di frasi già tradotte, sa cosa sia la pazienza.

La tradizione è alla base dei nostri studi ma siamo ben consapevoli che l’innovazione, anche nel nostro campo, è tanto inevitabile quanto necessaria. Abbiamo ritrovato Dante in testi degli anni ‘70, scovato rimandi ad antichi testi medievali nelle tresche amorose della borghesia francese dell’800.  Figuratevi se ci spaventa la sfida dei 280 caratteri di Twitter.

Ha ancora senso iscriversi ad un corso di laurea in lettere? Ne siamo fermamente convinti e siamo certi lo siano tanti altri. Come recitava la poesia di Frost: “Due strade divergevano in un bosco ed io – io presi la meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza”. Se sei su quella strada, aspettiamo anche la tua storia.

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Camilla e Alfredo
Ci accomuna una laurea in lettere, la precarietà in ambito lavorativo, l’amore per Bologna, il segno zodiacale (ariete), una lista infinita di ossessive manie, un discreto numero di libri che prendono polvere in attesa di essere letti, la passione per il cibo nonostante l’intolleranza al lattosio, una grande amicizia.
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