Dicono che dopo 12 mesi il Parmigiano inizi a sviluppare i primi sentori della stagionatura: i cristalli di tirosina ne trapuntano la superficie, l’odore si fa più intenso e il sapore è ben chiaro, per quanto un po’ acidulo. Le Faremo Sapere compie un anno e noi ci sentiamo come un pezzo di formaggio, sulla strada giusta ma ancora lontani dall’equilibrio (lo stesso equilibrio che porta il Parmigiano ad essere SENZA LATTOSIO!).

Tutto questo per dire che non possiamo dare molti consigli, ma visto che siamo riusciti a resistere un anno vale la pena tracciare un bilancio: per voi che ci leggete, ma soprattutto per noi. Lasciamo qualche appunto, considerazioni sparse per condividere cosa abbiamo imparato, per poter tornare a controllare più avanti come procede l’invecchiamento!

Ci vuole coraggio a chiedere di lavorare gratis

Dopo aver dato fondo ai nostri contatti e stalkerizzato anche i colleghi del primo anno di università, una delle strade tentate per raggiungere nuovi laureati che avessero una storia da raccontare, è stata quella di pubblicare annunci su LinkedIn

Il fatto di non poter pagare neanche un caffè per gli articoli che pubblichiamo era scritto di media 7 volte in ogni annuncio. Anche tra un soggetto e un verbo si faceva spazio un rimando alla nostra povertà di editori. Un po’ ce ne vergogniamo, ma questo blog vive di pochi centesimi quando cliccate per sbaglio sulle pubblicità [ADV perché non farlo adesso?!]. Non stiamo neanche a dirvi quanti candidati, in fase di contatto, ci abbiano dato il saluto con un piccato: Non lavoro gratis. Sacrosanto diritto, ci mancherebbe. Da parte nostra… una punta di delusione, una venatura di disagio e l’amletico dubbio: “Avremmo dovuto mettere in grassetto la parola gratis?”

Siamo una categoria che ama piangersi addosso

L’abbiamo detto. Scusate, ma non riuscivamo più a trattenerci e abbiamo scelto la terapia d’urto. Forse influenzati dal pessimismo cosmico di Leopardi, forse da Schopenhauer in cui ci rivediamo nelle serate malinconiche (tranne che per i capelli), forse ancora per “La noia” di Moravia da cui non ci siamo mai veramente ripresi, fatichiamo a vedere il lato più ironico e divertente delle avventure che ci accadono quotidianamente. Umanisti, prendiamoci meno sul serio! E applichiamo un po’ di sano marketing alle nostre esistenze! Lascerete davvero che per quel colloquio da social media manager la spunti il ragazzetto che ha tatuato festina lente sull’avambraccio?

Se non siamo noi i primi a credere in noi stessi, nelle nostre idee, nei progetti che ci piacerebbe vedere realizzati, se non siamo noi i primi a voler raccontare al mondo ciò che amiamo, sia pure un congiuntivo da bacchettoni, chi lo farà al nostro posto? Là fuori ci vedono come peripatetici senza senso dell’orientamento? Ricordiamo a tutti che Socrate è stato un grande copywriter.

Farvi sapere qualche volta non è facile

Apriamo un blog. Sì, dai. Un articolo a settimana, nulla di impegnativo. Ora da questo punto immaginate di andare avanti veloce sul ritorno della caffettiera dell’universitario, comprensibili momenti di tensione e gioie improvvise dettate dallo sfondamento della barriera dei 100 lettori. Lavoro continuo da incastrare con le nostre esistenze da lavoratori sottopagati. Noi amiamo tutto questo, però ci siamo resi conto che si devono anche tenere i contatti con decine di persone che fortunatamente sembrano interessate a scrivere un pezzo. Soprattutto, far loro sapere!

Per la prima volta ci siamo messi dall’altro lato della scrivania e ci siamo resi conto delle variabili che possono pesare sulla lettura di un curriculum: la tua sedia scomoda, il suo template rubato da Canva, la tua palpebra sul punto di crollare, la sua foto che per qualche motivo ricorda il compagno di banco sgrammaticato delle medie.

Così ti ritrovi nel cuore della notte a cercare le parole per un rifiuto che non vorresti dare, oppure in pieno giorno (tanto cambia poco) a capire se oltre quelle due righe di formazione ed esperienze c’è una penna che vuoi accogliere. Ti arrivano dei pezzi e non sai proprio cosa farci, vorresti cestinarli e dimenticarli invece devi dire qualcosa: tipo no, ma non così cattivo. Insomma, farvi sapere non è la cosa più facile del mondo, ma non potremmo mai rinunciare all’unica regola che ci siamo dati. Così capisci che…

Investire sulle persone è l’unica strada

Qui arriva il momento romantico: è stato un anno emozionante. Abbiamo pubblicato trentadue autori, ne abbiamo letti ancora di più. Alla fine il vero ringraziamento noi lo dobbiamo a chi si è messo in gioco con questo progetto, ai colleghi universitari o di lavoro che si sono fatti coinvolgere, alle persone che hanno letto i nostri annunci e hanno pensato fossimo credibili. Avevamo paura di diventare il blog letto solo dai nostri fidanzati e dalle nostre mamme, invece siamo riusciti a riunire una compagine imprevedibile: giornalisti compassionevoli, meccanici poeti, futuri registi che aspettando Hollywood con umiltà riempiono gli scaffali del supermercato, cameriere letterate, in generale persone profondamente innamorate del loro percorso di studi. Da alcune semplici mail sono nati rapporti di stima, dirette su Instagram, scambi di opinioni e un sostegno reciproco per un progetto che vuole innanzitutto creare una comunità di professionisti solidale.

Però seriamente… qualcuno ci spiega come fare soldi?

Alla fine dell’arcobaleno, troveremo la pentola d’oro?

Ce lo chiediamo scherzando, ma neanche troppo. La verità è che vorremmo che questo progetto non fosse solo un passatempo piacevole, ma diventasse un faro di speranza [tipo Runway], una concreta occasione per dare una mano. 

Tutto questo per noi è un punto di partenza, che apre infinite possibilità. Se per avviare il blog avessimo aspettato che tutto ci convincesse pienamente non sarebbe uscito mai nessun articolo, non avremmo ancora aperto i canali social, Le Faremo Sapere esisterebbe ancora solamente sui nostri quaderni sgualciti. Ci siamo messi alla ricerca di qualcosa che potesse innanzitutto piacere a noi, ma la fregatura è che ci piace cambiare. Per questo, proprio quando un format sembra aver raggiunto un suo punto di equilibrio, pare essere ben avviato e funzionare, ci iniziamo ad annoiare e vorremmo sperimentare qualcosa di nuovo, trasformarlo, migliorarlo, anche stravolgerlo.

Geni del business, la chiamata è per voi, alla fine noi siamo “solo” laureati in lettere. Ci aggiorniamo fra un anno.

Nel frattempo…

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Camilla e Alfredo
Ci accomuna una laurea in lettere, la precarietà in ambito lavorativo, l’amore per Bologna, il segno zodiacale (ariete), una lista infinita di ossessive manie, un discreto numero di libri che prendono polvere in attesa di essere letti, la passione per il cibo nonostante l’intolleranza al lattosio, una grande amicizia.
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