Quale può essere il risultato della partecipazione di due letterate ad un laboratorio sulla ricerca di microplastiche nei laghi di Mantova?
Una lettera a cuore aperto indirizzata direttamente a Galileo Galilei.

L’articolo di Michela Casadio e Camilla Faccini

Caro Galileo,

lo scorso settembre abbiamo partecipato a Festivaletteratura a Mantova. Dopo svariate attività consone alla nostra formazione (vantiamo triennale e magistrale in Lettere), abbiamo deciso di fare un salto nel vuoto: un laboratorio sulla ricerca delle microplastiche nell’acqua dei laghi della città. A spingerci è stata sostanzialmente la nostra mala organizzazione e i biglietti spariti troppo in fretta per gli eventi che avevamo selezionato, ma volevamo fare di necessità virtù, se ci passi la citazione. 

Osservazione del fenomeno

Emozionate come al primo giorno di scuola, abbiamo ascoltato illustri scienziati che, dall’Australia, ci mostravano come la fine del mondo è ad un palmo di naso: le microplastiche si nascondono nei posti più impensabili, inquinando tutto. Superata con nonchalance l’introduzione teorica, ci è stato messo in grembo uno scatolone con cui avviarci alla raccolta dei campioni di acqua, non prima di aver formato delle squadre di lavoro. Una scelta che ci ha riportate alle ore di educazione fisica delle medie, con il terrore di rimanere le ultime ad essere scelte per la squadra di pallacanestro.  

Formulazione di ipotesi

Formato il team di ricerca, serviva individuare il luogo adatto per il prelievo dei campioni di acqua. A guidarci ci aspettavano giovani liceali alquanto saccenti: ci siamo più volte augurate di essere un giorno dalla parte giusta della cattedra e servire fredda una vendetta al gusto Leopardi. D’altronde erano loro gli esperti, i custodi del metodo scientifico. 

Prelevati i campioni abbiamo imparato come siglarli correttamente, per non confonderli tra loro una volta rientrati alla base. Questo è stato semplice: amici scientifici, noi siamo alle prese con le segnature delle carte dei manoscritti, non vi credete. I nostri studi, chi l’avrebbe mai detto, ci hanno salvate anche all’ultimo step: con gli occhi abituati a scovare dettagli nelle miniature medievali, non è stato poi così difficile scovare il frammento di microplastica e riconoscere, attorcigliato ad esso, anche un filamento di jeans. 

Verifica sperimentale delle ipotesi formulate

Oh, Galileo, sapessi che ancora oggi il tuo metodo sperimentale è messo in atto da scienziati di tutto il mondo. Per portare avanti la ricerca, e stavolta non solo in terra italiana, si deve scendere a patti con la burocrazia. Gli studiosi sono costretti a presentare faldoni di carte, stime, calcoli, progetti, piani di lavoro neanche fossero tirocinanti presso lo studio di Azzeccagarbugli. Sai com’è, il mondo gira al contrario, lo hai scoperto tu stesso.

Elaborazione dei risultati

Giunti in fondo, ti chiederai il perché di questa lettera. Dopo questa esperienza ci siamo trovate a ripensare a quando, il primo anno di università, seguimmo un corso di letteratura e scienza. Il nostro professore millantava come le tue pagine del Dialogo sopra i due massimi sistemi del Mondo non fossero inferiori ai nomi più gettonati nelle antologie, come fin dai tempi di Lucrezio e del suo De Rerum Natura fosse difficile trovare un confine tra le due discipline. Quell’anno ci convinse. Non sappiamo se fosse il suo carisma, con tanto di pettinatura degna del Nome della Rosa, o le sudate carte che studiammo per fin troppi mesi, ma ci appassionò. 

Formulazione della legge

Abbiamo ritrovato quella soavità che quotidianamente ci regalano le Lettere nelle nostra breve pratica da scienziate? Forse no, ma sentiamo che la fatica della ricerca è condivisa anche con i colleghi non umanisti: alla fine scovare microplastiche è come ricostruire uno stemma codicum. Si è risvegliato in noi un animo scientifico sopito sotto libroni di poesie? Anche qui no, ma è cresciuta in noi la consapevolezza che queste tematiche, che rimbombano nelle nostre teste in continuazione, dovrebbero essere parte attiva della nostra quotidianità. Come ci insegnerebbe il pluricitato Angelus Novus di Klee, lo sguardo verso gli antichi non basta più e c’è la necessità di rivolgerlo al futuro. 

Quindi grazie, caro Galileo, perché tu, questo, lo insegni dal diciassettesimo secolo.

Camilla e Michela

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Michela Casadio
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