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Cameriera-letterata, un romanzo di formazione

Nell’attesa di poter vivere della propria passione, spesso i letterati hanno bisogno di ulteriori entrate economiche per mantenersi. La cameriera-letterata diventa così la più classica delle protagoniste di un Bildungsroman, tra comande sbagliate e bicchieri rotti.

L’articolo di Greta Olivo

Come sostiene Emma Morley, protagonista del romanzo One day di David Nicholls, tutti coloro che lavorano come camerieri hanno un trattino: cameriere-trattino-artista, cameriere-trattino-attore, cameriere-trattino-scrittore. Alludendo alla debolezza dei sogni a cui si aggrappano coloro che sperano di poter fare della loro passione un lavoro, anche la stessa Emma ha bisogno di una misera entrata nell’attesa di poter sfruttare le sue due lauree umanistiche.

Nell’estate dei miei 18 anni, pochi mesi prima di intraprendere il mio percorso universitario in Lettere, decisi di consegnare il mio curriculum ad una pizzeria di paese alla ricerca di personale giovane e senza particolari esperienze. La me di allora pensava: “Che sarà mai portare qualche bicchiere e qualche piatto?” Povera ingenua. Neanche a dirlo, fui assunta.

Un Bildungsroman tra comande sbagliate e bicchieri rotti

Se la mia avventura come cameriera-letterata dovesse essere narrata, sarebbe un lunghissimo Bildungsroman: questa professione, che ho svolto per quasi quattro anni, mi ha inevitabilmente formata e mi ha permesso di acquisire competenze dal valore inestimabile sul piano lavorativo, ma ancor di più a livello personale. Questo romanzo inizierebbe con una protagonista che, allegramente sprovveduta, nei primi mesi consegna al cliente pietanze gelate, prima che queste siano state accuratamente scaldate, scrive sulle comande nomi di pizze non presenti sul listino inventati di sana pianta dal cliente, rivelando di non aver ancora imparato a memoria il menu, rompe bicchieri, rovescia bevande e spera di non dover mai stappare una bottiglia di vino davanti ad una tavolata di quindici paia di occhi puntati addosso.

Tali esperienze disastrose, come ogni buon romanzo di formazione che si rispetti, permettono alla protagonista-cameriera-letterata di auto-comprendersi, ma soprattutto di comprendere molti aspetti dell’umanità, un po’ come accade al giovane Holden: ogni incontro si rivela fondamentale per la sua crescita interiore.

Il cliente-saccente e cliente-paziente

Durante gli anni di lavoro in pizzeria, assecondando i clienti in (quasi) tutte le loro richieste, ho imparato che sono facilmente divisibili in nette categorie. Data la mia attitudine umanistica e filosofica, ho potuto approfondire la conoscenza di due tipologie di clienti in particolare: il cliente-saccente e il cliente-paziente. Il cliente-saccente, solitamente over 50, si mostra interessato al tuo percorso universitario ma mira ad ostentare il suo titolo di studio, ritenuto socialmente più importante; «Studia Lettere all’università? Allora avrà visitato la tomba di Dante a Firenze…» «Non ancora, sa… si trova a Ravenna». Così, costernato, tenta un’altra strada: «E il suo autore preferito, qual è?» «Apprezzo molto la poesia di Pasolini e alcune sue riflessioni». «Ah, non credevo avesse scritto! Non era un regista?».

Il cliente-paziente, invece, è una tipologia sempre più ricorrente: crede che il confine tra le professioni di letterato, medico, filosofo, nutrizionista, farmacista, psicoanalista sia molto labile e si sente in dovere di darti spiegazioni sulla scelta di piatto effettuata. «Sa, soffro di gastrite nervosa. Mia figlia si sta separando dal marito, hanno due figli. Meglio che tolga la salsa di pomodoro dalla pizza». «Senta, lei che è giovane e avrà studiato così tanto, saprebbe dirmi se questa pastiglia devo prenderla prima o dopo mangiato?». «Sono incinta. Cosa posso mangiare tra le pietanze proposte da voi?»

Cameriera-letterata: una questione di abilità

Un cameriere dev’essere davvero pronto a tutto, anche a risolvere questioni di cuore. Chiunque abbia svolto questa professione ha visto coppie di giovani innamorati frequentare il locale e farne il loro luogo per festeggiare le ricorrenze. Tutto ciò fino al traumatico giorno in cui uno dei due entra con un altro partner, talvolta soppiantandolo, talvolta alternandolo. Così, con un certo imbarazzo ti avvicini per prendere l’ordine e speri che possa bastare. E invece no: «Sai, mi ha lasciato per un amico. Non me l’aspettavo proprio. Tu l’avresti mai detto?». Mentre cerchi di trovare qualche commento di circostanza, osservando la sfortunata con lo sguardo basso che assiste alla conversazione inopportuna, ti cali improvvisamente nel ruolo della signora Bolton, ne L’amante di Lady Chatterley: «Mi dispiace, sono cose che accadono tutti i giorni. L’importante è che tu sia felice ora».

Alla fine della storia, dopo aver realmente compreso cosa fosse il lavoro sotto pressione, la cameriera-letterata sarà in grado di sfruttare nuove abilità acquisite: si adatterà a mangiare a qualsiasi orario del giorno (e della notte), i suoi arti superiori sapranno resistere ad altissime temperature e sosterranno grandi pesi (capacità appresa mentre doveva attendere che i vostri figli liberassero il tavolo da ogni dispositivo elettronico). Controindicazioni: l’orecchio inconsapevolmente sempre attento al suono del campanello non le consentirà mai più di godersi alcuna cena fuori casa.

Greta Olivo

Nonagenaria dentro e venticinquenne fuori. Oggi sono una professoressa di Lettere, con qualche disturbo da accumulatrice seriale. Acquisto libri perché basta la loro presenza ad allietarmi la giornata, compro post-it che non sprecherò mai per le funzioni così banali a cui sono destinati, sottoscrivo abbonamenti ad ogni piattaforma streaming esistente. Correggo troppo spesso la grammatica altrui e bevo molte tisane.

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