Odissea nelle lettere

Capita che a volte, guardandola a ritroso, la propria vita appaia come un lungo viaggio a ostacoli, una vera e propria Odissea (nelle Lettere, in questo caso). Non importa quanti Ciclopi o Lestrigoni si possano incontrare lungo il cammino: raggiungere Itaca dovrà rimanere il pensiero costante, consci del significato che essa rappresenta.

L’articolo di Remo Bassini

Ci sono date che non si dimenticano. La nascita di un figlio, il primo bacio, la morte di una persona cara. E ci sono anche anni che non si dimenticano. Da raccontare, anche.

Ho una data e anche un anno da ricordare, io.

Mi presento. Ho 65 anni, due figli, due matrimoni, per vivere scrivo. Scrittore e giornalista (o viceversa), ho pubblicato quattordici libri e diretto per nove anni il giornale storico di Vercelli, La Sesia. Ora dirigo una testata online, Infovercelli24, e ho due blog: uno mio e uno ospitato da Il Fatto.

E ho anche, come dicevo prima, una data e un anno da ricordare.
Cominciamo con l’anno, il 1982.

1982 – operaio metalmeccanico

Ho ventisei anni, lavoro in fabbrica. Da sette anni sono un metalmeccanico, perché dopo il diploma avevo deciso di cambiare il mondo. Infatti sono un operaio ma sono anche un sindacalista d’assalto. Ho tanti ricordi di quel periodo, che ogni tanto racconto, ma nell’estate del 1982 mi chiedo se era quella la vita che volevo. La risposta è no. Da ragazzo avevo un sogno: iscrivermi a Lettere per poi insegnare e scrivere un libro.

Nell’estate del 1982 ho come la sensazione di aver perso un treno. No, sono ancora in tempo, penso.

Prendo così la decisione: mi iscrivo a Lettere e Filosofia. Darò due, tre esami l’anno, penso ancora. Intanto faccio un tentativo: ai miei datori di lavoro chiedo di lavorare a un turno fisso, dalle 14 alle 22, così da poter frequentare le lezioni almeno qualche volta. Permesso accordato. Ma devo prestare anche attenzione con alla mia salute:  ho sofferto di epilessia e i medici mi hanno consigliato una vita regolare, con almeno otto ore di sonno.

Sta di fatto che comincio a frequentare e mi dimentico di ogni consiglio medico. La mia vita era questa. Sveglia alle 6, colazione, una corsa in stazione dove mi attendeva il treno per Torino; alle 9 ero in facoltà, alle 11 uscivo, ancora di corsa, per salire sull’autobus che mi avrebbe portato in stazione, destinazione Vercelli. Una volta a casa, un boccone veloce (mai mangiate tante mozzarelle come in quel primo anno di università) e poi un altro autobus, verso la fabbrica. La sera, a casa, una caffettiera da tre per stare sveglio e studiare fino alle due, le tre di notte.

1983 – portiere di notte

Nel 1983, insomma, imparo a… rubare tempo al tempo. Sul treno leggo e sottolineo i libri di Freud e Melania Klein (lezioni di psicologia dinamica), in fabbrica, durante la pausa, leggo e rileggo le poesie di Pascoli  e Carducci.

Primo esame 28, secondo esame 30…  Sorprendo anche me stesso, infatti alle superiori facevo collezione di cinque al sei.

Certo, avevo un’arma segreta e nuova. La mia vita era studiare e lavorare. Stop. Niente più cinema, pizza con gli amici, nessuna passeggiata quando arrivava l’estate. Ma ero determinato. Volevo vincere la scommessa che avevo fatto con me stesso, ma non solo: volevo zittire chi mi aveva detto che non ce l’avrei fatta. E non erano stati pochi.

Secondo anno di Lettere. Per studiare meglio, mi licenzio, cambio lavoro. Portiere di notte in un albergo. Al quarto anno ho sostenuto sedici esami su venti, sto preparando la tesi, ma soprattutto la mia vita è cambiata.

Ho nuovi stimoli culturali, per esempio vado sempre a teatro, inoltre comincio a collaborare con alcuni giornali locali. E mi abituo – mettendo quindi da parte i pareri dei medici – a dormire solo quattro ore. A volte tre. Da allora, ed è così anche adesso, di notte leggo e scrivo, scrivo e leggo. Anche quando vado in vacanza.

Rubare tempo al tempo resto il mio motto, quasi un mantra.

1988 – redattore

Nel 1988 il giornale La Sesia mi assume come redattore. Bella cosa, stipendio triplo rispetto alla fabbrica, ma per qualche anno mi dimentico dell’università. Nel 1991 riprendo a studiare e il 26 giugno, era un mercoledì – ed è la data che non dimentico – mi laureo con una tesi in Storia del Risorgimento.

Poi… poi ho pubblicato romanzi, per nove anni sono stato direttore del giornale La Sesia (ma ho anche collaborato con testate nazionali) e il sogno di insegnare è rimasto un sogno a metà: perché ho tenuto e tengo corsi di scrittura, il primo – che non dimenticherò – lo feci nel carcere di Vercelli.

Ci sono date che ci sono care, ma anche luoghi. Di Vercelli, città che mi ha adottato, non potrò mai dimenticare la stazione. Mi rivedo che arrivo, vado al bar, compro un pacchetto di sigarette, bevo un caffè, poi mi dirigo verso il secondo binario, in attesa del treno che mi porterà a Torino, a Lettere. Ho freddo e ho sonno, ma non ci faccio caso.

Remo Bassini

Scrittore e giornalista. Nato a Cortona (Ar) nel 1956, vive a Vercelli. Prima di approdare alla scrittura ha fatto di tutto: operaio, portiere di notte, correttore di bozze. Ha diretto per nove anni il giornale storico di Vercelli (La Sesia, 1871) e pubblicato quattordici libri.

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